Pippo Civati: dopo il governissimo, no al partitissimo

Civati Pippo all'assemblea PD

Roma, 24 settembre 2013 – Lo so che Pippo Civati difficilmente sarà il prossimo segretario del Partito Democratico, non per nulla la maggior parte dei media sembra aver già deciso che il dibattito congressuale si ridurrà al confronto politico fra Matteo Renzi ed Enrico Letta, con Gianni Cuperlo come terzo incomodo nella gara per la leaderhip del partito. Apprezzo e stimo quest’ultimo, ma a me Civati pare il candidato più credibile, comunque quello nelle posizioni politiche del quale più mi riconosco. Per questo ho deciso di dargli una mano, pubblicando estratti dalla sua newsletter e qualche video dei suoi interventi. Comincio da quell0 registrato durante l’Assemblea nazionale dei giorni scorsi (nandocan).

Dalla newsletter di Pippo Civati –  ….Non smettiamo di indignarci (e di sorprenderci) per una situazione politica che non ci rappresenta e i cui contorni si fanno sempre più confusi. Una confusione che è certamente voluta da chi ha portato avanti questo disegno, dai 101 parlamentari che hanno tradito il Partito Democratico e il suo fondatore Romano Prodi, in poi. Il disegno è quello di portare avanti questo Governo, retto da questa alleanza, per farne qualcosa di più di una semplice transizione. Altrimenti dovrebbe avere obiettivi concreti ed urgenti, come la riforma della legge elettorale (che non serve inserire in un indefinito pacchetto di “riforme costituzionali”) e la legge di stabilità (che dia respiro alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, non a tagliare l’Imu a chi la può pagare). E deve avere un tempo limitato, altrimenti sembra un facile giochino quello di criticare da una parte questa destra con cui siamo alleati al governo, e nello stesso tempo nascondere disegni futuribili dietro al ricatto della stabilità e del #potrebbecadereilgoverno.

Alternativa, possibilità, cambiamento.  Un partito che sia alternativa, possibilità. Un partito che sia cambiamento, ha precisato il candidato Segretario del Partito Democratico durante il suo intervento. Un partito che renda leggibile la discussione al suo interno, e che sia permeabile alle discussioni in corso nel Paese. Siamo il Partito Democratico e vogliamo rappresentare la Sinistra, tutta la sinistra, Sinistra e Libertà compresa, intessendo un dialogo proficuo con chi a sinistra lavora da anni come Rodotà, Landini, Zagrebelsky e molti altri con i quali non discutiamo più. Perché nascosti dietro le nostre incertezze non sappiamo più metterci in discussione. Invece dovremmo essere forti della partecipazione dei nostri tesserati, dei nostri volontari, e di tutta la passione che questo partito riesce ancora a catalizzare. Ed è l’unico, mentre agli altri basta rispolverare un simbolo e inaugurare una sede.


L’intervento di Giuseppe Civati all’Assemblea del Pd: Video

 

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

0 pensieri riguardo “Pippo Civati: dopo il governissimo, no al partitissimo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: