Pessimo Modi per il futuro del pianeta. L’inquinamento più di una guerra, un milione di morti l’anno

Piero Orteca su Remocontro, 6 dicembre 2021

Il premier ultra nazionalista indiano Narendra Modi promette emissioni zero di CO2 nel 2070, se mai il mondo non sarà stato nel frattempo devastato dal clima offeso e impazzito e se le sue bugie non lo avranno nel frattempo cancellato anche dalla memoria. Ma intanto Delhi, come avevamo giù anticipato ieri, chiude per “soffocamento”. Oggi Piero Orteca ci propone una analisti più approfondita, oltre i fatti che partono da cifre di guerra: «ogni anno in India muore un milione di persone per inquinamento»

La strage con le armi dell’inquinamento

Sembra la legge del contrappasso, di dantesca memoria. Il premier Narendra Modi, a Glasgow, alla Conferenza COP26 sul clima, parlando di “emissioni di CO2”, ha fatto capire che l’India, in pratica, se ne frega. Ma ora, che si scoprono gli altarini, l’uomo forte di Delhi, forse, dovrà spiegare un paio di cose. Innanzitutto, perché ha dovuto intervenire, di gran corsa, proprio nella sua capitale, per evitare gli abitanti morissero soffocati dallo smog. E per nascondere la strage che si sta consumando.  “L’aritmetica della catastrofe” fatta da un istituto di ricerca americano, che attribuisce all’India “un milione di morti per colpa dell’inquinamento”. Intanto, a Delhi, scuole, college e università hanno sbarrato i cancelli: troppo pericoloso per gli studenti mettere il naso fuori dalla porta e respirare. Non solo. Uscire sarebbe anche una specie di invito alla devastazione ambientale, dato che permetterebbe ai mezzi di trasporto che servono i giovani “commuters”, di scorrazzare su e giù per le strade della città, ammorbandola con i gas di scarico.

Sovranismo anti coloniale suicida

Capitale chiusa per avvelenamento. Certo, la decisione è stata presa dalle autorità municipali. Ma figuratevi se queste non si sono consultate prima con Modi, che ha un debole per lo sviluppo (“accelerato”) a qualsiasi costo e che, sotto sotto, giudica le preoccupazioni sull’ambiente una specie di becera fissazione degli ex colonialisti. Che prima si sono abbuffati a pane e inquinamento e, ora che sono satolli, pretendono di impartire lezioni di “bon ton ecologico” agli ultimi arrivati. Anche per questo, a Glasgow, Narendra Modi, che vive quasi ai piedi dell’Himalaya, ha fatto una promessa da… marinaio. L’impegno a raggiungere le mitiche “emissioni zero” di biossido di carbonio entro il 2070. Insomma, campa cavallo… Nel frattempo, proprio a Delhi la situazione è sfuggita di mano. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, il livello del ‘particolato’ sarebbe arrivato a cifre mostruose. Con i soggetti più deboli e coloro che soffrono di malattie polmonari che rischiano seriamente la vita. Per cercare di tamponare la falla, sono state immediatamente chiuse sei centrali elettriche a carbone, sulle 11 funzionanti, ma solo nella regione di Delhi.

Carbone l’assassino con tanti complici

I meteorologi indiani dicono che il disastro ha molte cause coincidenti. A quelle facilmente intuibili (CO2 da combustione fossile, di tutti i tipi), si aggiungono quelle stagionali (la mancanza di venti che fa stazionare i fumi) e occasionali, come i colossali fuochi d’artificio sparati per il Festival di Diwali, i cui residui stazionano in aria per lungo tempo. Quest’anno, però, si sta sfiorando la catastrofe. Il “particolato” più piccolo, PM2,5, in alcune aree è arrivato a 500 parti per milione. Diventando un sicuro stimolatore di neoplasie polmonari. Massiccia anche la presenza di “particolato” più grosso, PM10, in grado di scatenare altri tipi di patologie. La situazione è talmente grave, da avere spinto anche la Corte Suprema a farsi sentire. I giudici, di fronte alla inettitudine o alla strafottenza della politica (tutto il mondo è paese) hanno chiesto al governo federale e a quello dello Stato di intervenire immediatamente.

Energy Policy Institute

Uno scioccante report dello “EPIC” (Energy Policy Institute, University of Chicago) afferma che “un milione di persone muore ogni anno in India per l’inquinamento”. Lo studio aggiunge che la fascia settentrionale del subcontinente ha livelli di “pollution” straordinariamente elevati. Facendo un raffronto statistico, si può dire che nell’India del Nord lo smog, mediamente, è almeno 10 volte più massiccio che nel resto del pianeta. E comunque, per rimanere in tema, Delhi è senz’altro la capitale più inquinata del mondo. L’azione della Corte Suprema ha indotto la speciale “Commissione per la gestione della qualità dell’aria” di Delhi a varare misure di emergenza, come quella per le scuole e i trasporti. Provvedimenti riguardanti il traffico pesante, sono stati presi per gli Stati vicini dell’Uttar Pradesh, del Punjab, dell’Haryana e del Rajasthan. Basteranno? Ne dubitiamo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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