Perché Macron può perdere l’Eliseo

Massimo Nava su Remocontro, 10 dicembre 2021

Dracon», l’acronimo della coppia Draghi-Macron, tra Quirinale ed Eliseo. E sulla presidenza francese torna Massimo Nava, ormai quasi esclusivo scrittore di libri, attraverso il Corriere della sera. Per l’ormai parigino Nava, la candidatura dell’ultra destro ed esagerato Éric Zemmour ha finito per provocare un sussulto d’orgoglio nella famiglia gollista e ha favorito Valérie Pécresse

Sondaggi e presagi

«Certo non basta un sondaggio a trasformare un’ipotesi fantasiosa in presagio di sconfitta, ma all’Eliseo si comincia a riflettere sul modo di calibrare la campagna di fronte alla spettacolare discesa in campo di Valérie Pécresse. La portabandiera dei Repubblicani che alle primarie del partito ha sbaragliato a sorpresa la concorrenza di quattro candidati maschi, ha ottenuto in poche ore il 17 per cento nelle preferenze dei francesi. Ora è testa a testa con la leader dell’estrema destra, Marine Le Pen, arretrata di tre punti».

Estrema destra divisa

«La candidatura di Éric Zemmour, dato al 10-12 per cento, ha diviso l’estrema destra e ridotto il serbatoio di voti di Marine Le Pen. Lo scrittore ebreo ultranazionalista e xenofobo ha agitato il dibattito politico e obbligato la cultura di destra a una profonda riflessione sui temi dell’identità nazionale e dell’immigrazione, ma ha finito per provocare un sussulto d’orgoglio nella famiglia gollista».

Marine Le Pen, la miglior nemica

«Se Marine Le Pen sarebbe la «miglior nemica» di Emmanuel Macron, essendo scontato l’esito della sfida finale, Valérie Pécresse sarebbe la «peggiore avversaria». Già oggi è data al 48 per cento in caso di ballottaggio. Poi conteranno il confronto televisivo, la caccia all’ultimo voto, il sostegno dei media: ambiti in cui la Pécresse ha maggiori margini di consenso rispetto alla Le Pen».

Doppio turno e voto ‘contro’

«È utile ricordare che il sistema elettorale a doppio turno condiziona le scelte dei cittadini. Al primo, si tende a votare per adesione a un progetto politico e simpatia per la persona. Al secondo, si vota generalmente «contro» o si finisce per scegliere il meno peggio».

Se Macron contro Valérie Pécresse?

«Il presidente è dato in testa al primo turno, con il 25 per cento, e dispone ancora di un alto gradimento nel Paese. Ma la sua riserva di voti, in caso di ballottaggio con la Pécresse, si assottiglia, dato che non potrebbe più contare, come invece nel 2017, sul sostegno della destra moderata. Quanto alla sinistra, divisa e ridotta ai minimi termini, andrebbe in ordine sparso e non necessariamente in soccorso del presidente. La Pécresse potrà invece contare anche sui delusi di Macron e su elettori di estrema destra in libera uscita. I Repubblicani, che in poche settimane hanno raddoppiato gli iscritti, hanno dunque scelto il miglior candidato possibile, capace innanzi tutto di guadagnare un consenso trasversale nell’elettorato femminile».

La Francia dei facili entusiasmi

«La Francia cambia pelle in fretta e vive di facili entusiasmi che innescano una dinamica elettorale sorprendente. A differenza dell’epoca di Ségolène Royal, i tempi sembrano maturi perché una donna entri all’Eliseo. Inoltre, la Pécresse ha più frecce nell’arco. È una gollista della prima ora, giovane (ha 54 anni) ma con lunga esperienza nelle istituzioni e sul territorio. È stata ministro del budget e dell’istruzione nel governo di Sarkozy e, dal 2016, è presidente della Ile-de-France, la regione di Parigi, la più ricca e popolosa di Francia. Come Sarkozy, è nata e cresciuta a Nelly-sur-Seine, il sobborgo esclusivo di Parigi. Ha promosso la riforma delle università. Ha un percorso di studi di alto profilo e parla russo. Festeggia il compleanno nel giorno della presa della Bastiglia, il che è già un auspicio per chi crede al destino.

Pécresse della normalità

Sposata con tre figli, può sedurre i francesi anche per la sua sobria normalità, stile Merkel o Von der Layen, fatta di blazer colorati e t-shirt bianche. La sua posizione moderata e liberale, nel solco della destra gollista, finirà per contendere a Macron il consenso dell’establishment, ma la prima sfida da vincere é la riconquista della Francia che non vota più e dei ceti popolari sedotti dall’estremismo populista. La Pécresse dice che Marine Le Pen e Éric Zemmour sono «mercanti di paura» che non portano soluzioni, ma usa gli stessi argomenti: promette di «restaurare» la fierezza della Francia, minacciata dall’immigrazione clandestina e dal fondamentalismo islamico.

Ipotesi Valérie dopo Angela

«Nulla è ancora deciso. Ma sarà bene cominciare a mettere negli scenari europei la possibilità di una donna sul trono di Francia e a rivedere prospettive suggestive. Dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, «Dracon», l’acronimo della coppia Draghi-Macron, potrebbe impigliarsi nei giochi dell‘Eliseo e del Quirinale».

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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