Perché all’Italia e all’Europa conviene mantenere buoni rapporti con Putin

Michele Marsonet su Remocontro, 15 gennaio 2022

Il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sostiene che Mosca ha creato una crisi energetica per fini politici. La Russia ribatte di aver adempiuto a tutti i suoi contratti di fornitura per l’Europa, ma ha limitato le vendite spot una volta facilmente disponibili. Gazprom, aspetta l’approvazione per l’avvio del gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania, alternativa alle rotte attraverso l’Ucraina. La Russia ha circa 100mila truppe vicino al confine ucraino. Colloqui Usa-Russia sulla sicurezza europea. Prossimo voto al Senato Usa sulla proposta di legge per imporre sanzioni su Nord Stream 2.

Neoimperialismo russo di Putin?

Si leggono spesso, in questi giorni, articoli che parlano di neoimperialismo russo e della rinnovata “grandeur” che Vladimir Putin vorrebbe veder riconosciuta al suo Paese. Vi sono indubbiamente elementi di verità in tutto questo. Basta conoscere un po’ di storia per capire che si tratta di elementi che fanno parte del Dna di quella nazione».
La Russia, chiunque la governi, non può rassegnarsi a recedere sullo sfondo. A diventare, cioè, un Paese “normale”, più o meno alla pari con quelli (ma molto più piccoli) che affollano il continente europeo.
C’è, nella storia russa, la costante tendenza a costruire un impero, che affonda le sue radici addirittura nell’epoca bizantina e che considera Mosca quale legittima erede di Costantinopoli.

Santa Madre Russia da Costantinopoli

Tale tendenza si manifestò con grande vigore già in epoca medievale (intendo il Medio Evo russo, ovviamente), quando all’incirca nell’800 dopo Cristo sorse la potenza della Rus’ di Kiev, anche grazie all’apporto dei Variaghi (o Vichinghi) scandinavi. E’ questo il nucleo originale della Russia che comprende anche l’Ucraina, la Bielorussia e la Polonia orientale.
E tale lo hanno sempre considerato i governanti di Mosca. Prima in epoca zarista quando, con un’enorme cavalcata che rammenta sotto molti aspetti la conquista americana del West, i cosacchi occuparono tratti enormi dell’Asia orientale inclusa la Siberia.
Giunsero, i russi, fino all’Oceano Pacifico dove fondarono il porto di Vladivostok, che i cinesi però chiamano Haishenwai. E il Paese del Dragone ha sempre patito l’umiliazione dell’espansione asiatica russa, percepita come illegittima e innaturale. Nel 1969 si giunse addirittura a gravi scontri armati tra i due Paesi – pur entrambi comunisti – sul fiume Ussuri, ai tempi di Mao Zedong.

Russia, Cina e l’inimicizia occidentale

Ora Repubblica Popolare Cinese e Federazione Russa sono, almeno nominalmente, vicine e schierate sul fronte anti-occidentale, anche se si sa benissimo che, in realtà, il fuoco cova sotto le ceneri e che l’attuale amicizia potrebbe trasformarsi in una rinnovata ostilità in men che non si dica.
Ecco dunque il primo motivo che dovrebbe spingerci, assieme agli altri europei, a mantenere i buoni rapporti con Mosca. La Cina, vista la sua attuale potenza economica e commerciale, rappresenta un avversario più insidioso e in grado di condizionarci in modo ben maggiore.
Non ci giova, quindi, rafforzare l’asse Pechino-Mosca. Ci interessa, anzi, disarticolarlo per quanto possibile. E la scelta filo-russa è giustificata anche dalla maggiore vicinanza culturale con i russi rispetto ai cinesi.

Idee e strategie confuse di Ue e Nato

Tutto questo, anche se tale considerazione presta il fianco a critiche, indipendentemente dagli atteggiamenti dell’Unione Europea e della Nato. La prima ha una politica estera ondivaga ed è davvero difficile prenderla quale punto di riferimento. Della seconda non si capiscono più bene le strategie e gli scopi. Prima con Trump e poi con Biden gli americani hanno fatto capire di essere più interessati al Pacifico. Difficile comprendere, quindi, la costante tendenza Nato ad avvicinarsi alla sfera d’interesse russa. Il motivo sembra essere la nostalgia per la Guerra Fredda di alcuni suoi esponenti.
Il secondo motivo, anch’esso assai importante, è la sovrabbondanza delle scorte energetiche della Federazione. A un Paese come il nostro, che ne è invece carente, converrebbe poter contare su rifornimenti sicuri in cambio di rassicurazioni sulla non ostilità ai principi cardine della politica estera di Mosca.
Il terzo motivo è il ruolo fondamentale che la Federazione riveste nel combattere il fondamentalismo islamico (fatto che dovrebbe interessarci, eccome!), e la capacità stabilizzatrice che ha dimostrato di avere in numerosi teatri che molto importanti anche per l’Italia.

Realismo politico

E’ sufficiente tutto ciò a consigliare il mantenimento di buoni rapporti con Putin e il Cremlino? A chi scrive pare proprio di sì, anche se non tutti saranno d’accordo. Certo la Russia non è una democrazia liberale come noi la intendiamo, né lo è mai stata. Un sano realismo politico dovrebbe però indurci a coltivare e rafforzare i rapporti di cui sopra visti i loro innegabili vantaggi.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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