Per Priebke può esserci pietas Cristiana ma non pietas mediatica

nazisti Albano PriebkePer commentare la penosa vicenda dei funerali di Priebke, scelgo da articolo 21 questo articolo di Giorgio Santelli, giusto e pacato. Quanto a me non avrei avuto obbiezioni da fare ad una sepoltura discreta anche a Roma o in Italia, se non avessimo dovuto correre il rischio di avere a che fare in seguito con vergognosi pellegrinaggi alla tomba del criminale nazista (nandocan).

di Giorgio Santelli,15 ottobre 2013 – Ci può essere la pietas cristiana, ma non la pietas televisiva. Quella cristiana, giusta, è quella che ti fa dire che ogni uomo ha diritto ad una sepoltura. Quella mediatica può scegliere o non scegliere di far diventare notizia la morte di un criminale nazista, campato 100 e più anni e che, dopo l’eccidio delle fosse Ardeatine, non ha avuto nemmeno un attimo di pentimento.

Non si può sentir dire “l’ex ufficiale delle SS” ma si dovrebbe dire “l’ex criminale nazista”. Ricordare, almeno in ogni collegamento o in ogni lancio, non lui e il diritto ad una sepoltura ma il fatto che stilò la lista dei 335 morti assassinati. Non si può raccontare che lui ha diritto ad una sepoltura e anche quello di una cerimonia funebre in una Chiesa, sebbene lefebriana, senza dire che lo stesso diritto a volte viene negato a chi si toglie la propria vita e invece lo si preserva a chi ha deciso, provocato e guidato quella di 335 innocenti.

Non spetta agli uomini il giudizio divino. Ma spetta agli uomini il giudizio sul comportamento degli uomini. La nostra legislazione, garantista, ha evitato a Priebke un giudizio che se definito dal tribunale di Norimberga, lo avrebbe mandato a morte. Ha vissuto gli anni della sua gioventù e maturità libero e nascondendosi. Ha vissuto gli anni della vecchiaia agli arresti domiciliari per una condanna che ha reso una giustizia tardiva alle vittime dell’eccidio. Non parliamo di una vittima ma di un carnefice. Non parliamo di un uomo ma di una bestia. Non possiamo parlare di diritti che spettano agli uomini quando lui ha cancellato diritti che erano anche superiori a quelli degli uomini, come il diritto alla vita. Non è possibile cancellare ciò che è incancellabile. Albano ed ogni città del mondo non merita il funerale di Priebke. Merita una sepoltura, questo si. Silenziosa e in un posto dimenticato dagli uomini. E in questo il circo mediatico dovrebbe aiutare. Conservare la memoria raccontando chi era l’assassino morto. Coprire con il silenzio quest’ultimo suo viaggio. Per rispetto ai 335 morti delle Fosse Ardeatine. Lo so, si tratta di scelte. Io penso che questa sarebbe stata una scelta giusta.

Un pensiero a Tania, giovane e combattente amante della resistenza che non c’è più e che viveva ad Albano e lì riposa. Il nonno fu picchiato dai fascisti a Via Tasso. Oggi questo pezzo, probabilmente, lo avrebbe scritto lei.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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