Per cambiare davvero verso serve una rigorosa legge sul conflitto di interessi

conflittointeressi4Dopo le reciproche aperture dei giorni scorsi, credo che la minoranza di sinistra del Pd farebbe bene a dedicarsi unita all’impegno di  continuare  il dialogo del Partito democratico coi 5 stelle su obbiettivi come quelli indicati da Giulietti, sui quali peraltro si è già verificato in passato un comune orientamento. E che i 5 stelle dovrebbero dare un seguito alla scelta di ieri per il voto sulla Consulta accettando finalmente un ruolo di protagonisti per una vera svolta della politica italiana. Altrimenti, come gli idoli d’oro e d’argento del salmo davidico, “os habent et non loquentur, oculos habent et non videbunt, aures habent et non audient”. Continueranno solo a luccicare, attirando su di se la curiosità e il consenso dei  più arrabbiati, ma inutilmente. Prima o poi anche questi ultimi si stancheranno di attendere (nandocan). 

***di Giuseppe Giulietti, 8 novembre 2014* – Il patto del Nazareno, e chi sa cosa ne pensa quello vero, é davvero giunto al termine? Gli opinionisti se le danno di santa ragione, divisi come sono tra chi intravede nuovi orizzonti in salsa grillina e chi,invece, non scorge la tempesta sotto le onde delle ultime vicende. La convergenza tra Pd e 5 Stelle, nella votazione per la Consulta, è stata positiva perché ha posto fine ad uno sconcio istituzionale e ha fatto capire ai forzisti che, in meno di un secondo, possono diventare residuali. Questo indurrà l’ex cavaliere a più miti consigli e lo costringerà a fare davvero i conti con la fronda interna.

Il quadro potrebbe mutare solo se i 5 Stelle decidessero di dare un seguito alla scelta di ieri e, magari, proponessero a Renzi, al Pd, a Sel, di trovare l’accordo non solo sulla legge elettorale, ma anche sul conflitto di interessi, sulle norme antitrust, sul codice etico per le candidature, sulle nuove norme in materia di contrasto della mafia e della corruzione. Il tutto, ovviamente, senza intenti puramente propagandistici e con il dichiarato obiettivo di far naufragare tutto, e questo vale per tutti gli interlocutori. Questo potrebbe riaprire davvero la discussione a tutto campo e rimescolare le carte, mettendo in un angolo chi ha esercitato il dominio nell’ultimo ventennio.

Ammaestrati dalla esperienza continuiamo tuttavia a pensare che Grillo non concederà a Renzi quello che non ha concesso a Bersani, e che, alla fine, anche per Renzi sarà meglio trattare con un Berlusconi ormai stanco, ossessionato solo dalla necessità di difendere il territorio domestico: il patrimonio. Chi vuole davvero “cambiare verso” deve avere il coraggio di ripartire proprio da una nuova e rigorosa normativa sul conflitto di interessi, dalla prevalenza dell’interesse generale su quello privato, dall’inveramento di quel principio di uguaglianza che ha ispirato e ispira la Costituzione.

In questi mesi, grazie al lavoro di Roberto Zaccaria,di Alessandro Pace,di Vincenzo Vita, di Nicola D’Angelo e di tanti altri giuristi, Articolo 21 ha predisposto la sua proposta che presenterà nel corso della prossima assemblea nazionale, offrendola a tutte le forze politiche ancora interessate al tema, nella speranza che, almeno su questo, si possa arrivare ad una proposta che segni una rottura non solo verbale con il passato.
Se qualcuno pensa davvero che in queste ore sia possibile un cambiamento di rotta, ha il dovere di battere un colpo, ora e subito; poi la barca del Nazzareno riprenderà la sua rotta con i rematori di sempre, ma anche con la complicità di chi avrà rinunciato a svolgere il suo ruolo, dentro e fuori il Parlamento.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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