Pegasus

***di Massimo Marnetto, 20 luglio 2021 – La solitudine è sotto attacco. La vicenda del malware Pegasus – usato nello spionaggio cibernetico per carpire suoni e immagini dagli smartphone – non è che l’ultimo allarme nel processo di distruzione della sfera privata, provocato da una tecnologia sempre più aggressiva ed invasiva. Le intenzioni dei produttori di questi programmi sono sempre ottime: combattere la criminalità; ma poi, arriva l’abuso e diventa violazione.

Noi abbiamo bisogno di dividere la nostra vita tra privato e pubblico, come il nostro fisico ha bisogno dell’intimità della notte, complementare alla luminosità del giorno. Stare sempre sotto la luce è una tortura. Così come stare sempre sotto il controllo di altri. La solitudine rigenera, rilassa, permette ai processi mentali di potenziarsi nella riflessione, grazie all’intimità psicologica assicurata dalla pausa nelle relazioni.

Ma la tecnologia continua a restringere questi spazi essenziali e facciamo sempre più fatica a isolarci. I muri vengono perforati da lettori di calore, i sussurri carpiti da potenti microfoni, il buio letto da visori a infrarossi.  Noi vorremmo sottrarci a questo pedinamento tecnologico, ma siamo tracciati, profilati, incalzati. Nelle prossime costituzioni, dovremmo riconoscere il diritto alla solitudine.

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