PD: un conto è intercettare i voti di centro, un altro è farsi pilotare da una cultura di centro-destra

Poco da aggiungere alle riflessioni inviatemi da Nino Labate in forma di commento al post di ieri sul caso Cofferati. Poco da aggiungere se non un punto interrogativo sulla sua sottovalutazione del Nazareno e una mia fondata riserva sul giudizio che l’ex segretario generale della CGIL avrebbe fatto male ad andarsene dal PD. Doveva restare, sostiene Labate, “per controbilanciare una probabile deriva verso il centrodestra del Pd”. Se si tratta di una probabilità o piuttosto di una certezza, lo vedremo. Basterà attendere un paio di settimane, fino al voto in Senato sull’Italicum e a quello per l’elezione del Presidente della Repubblica.  Da come saranno sciolti questi nodi all’interno del partito sapremo anche come sciogliere quella riserva (nandocan).

Cofferati Sergio***di Nino Labate, 19 gennaio 2015 –  Nei sistemi di democrazia rappresentativa e pluralista, intercettare i voti del centro (sociale) , quelli cioè che “pesano” di più nella curva a campana della distribuzione statistica della popolazione, è sempre stato un imperativo dei partiti nel corso delle competizioni elettorali.

Non essendo in presenza di una schiacciante superiorità, sia nei sistemi proporzionali , sin in quelli bipolari o maggioritari, in Francia, in Germania , in Spagna, e perfino in Inghilterra i partiti di “sinistra” hanno vinto solo quando sono riusciti a raccogliere voti di “centro”. Non è allora uno scandalo se il Pd per vincere le elezioni tende a spostare il suo baricentro verso la middle class ( il fu ceto medio) che occupa la gobba centrale più numerosa.

Lo aveva per primo intuito Gramsci quando parlava del voto cattolico dei contadini che richiedeva attenzioni da parte del Pci. Poi lo aveva capito Berlinguer e soprattutto Occhetto con le sue lacrime quando ha messo in soffitta il marchio Pci. E poi dichiarato decisamente Veltroni al Lingotto col partito maggioritario.

Il problema dei nostri giorni è invece un altro. Ed è quello della presenza di un Movimento di un comico e di un partito secessionista, che escono (ma solo apparentemente) dalla logica tripolare sinistra, centro, e destra essendo antipartito, antipolitici e localistici. Cioè tutto e il contrario di tutto.

Dov’è allora il vero scandalo? Una volta incamerati questi voti , il vero scandalo consiste nella dabbenaggine di spostare l’asse del Pd e farsi guidare, Nazareno e riforme istituzionali a parte, dalla domanda politica di questo elettorato trasformando il partito di sinistra-centro, in un partito di centro-destra . Neanche la Dc del dopoguerra è riuscita a fare tanto. Perché una volta sdoganati voti e ceti decisamente fascisti, riuscì a portarli nell’alveo del gioco democratico controllando al suo interno le correnti clerico-conservatrici e reazionarie con la sua sinistra sociale cattolica.

Da questo si potrà forse capire perché Cofferati ha fatto male ad andarsene. Non tanto per l’unità del partito, quanto per controbilanciare una probabile deriva verso il centrodestra del Pd.

Sono anche persuaso che non esistono primarie sane e primarie malate. Le primarie, specie quelle aperte, non hanno altra funzione se non quella di trasformare un partito politico in partito di opinione e del “pubblico”, delegittimando le responsabilità della sua classe dirigente. Ma come la rana – animale per definizione “liquido” – che gonfiandosi al suo esterno rischia di dimenticare il suo interno e di scoppiare , allo stesso modo le primarie del Pd tendono a gonfiarsi sul presente dell’opinione pubblica, rimuovendo i valori e le ragioni del passato, e spingendolo a non progettare futuro. Ma alla fine rischiando di farlo implodere e morire.

Saper governare e capire i processi storici nel loro cambiamento , non significa farsi governare dai processi storici e dal cambiamento. Ci potrà dispiacere, e a me per dire il vero dispiace, ma la lezione che ci suggerisce il sofferto cammino dei partiti politici nel tempo, è quella che la loro identità è sempre ed inevitabilmente frutto della storia in movimento. Ma se per un partito che ha le sue radici nella cultura di sinistra intercettare voti di centro non è uno scandalo , diventa tuttavia inspiegabile farsi pilotare da una cultura di centro-destra soprassedendo sui motivi del dissenso interno.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: