Parole di profezia di Papa Francesco. Aspettando i fatti

Papa Francesco 5Fra tutti i paesi del mondo, l’Italia è probabilmente quello che ha più da guadagnare da un rinnovamento reale nel governo della Chiesa cattolica. Ciò vale per i credenti, ma anche per i non credenti. Se ripetute coerentemente ogni giorno, anche parole come queste citate da Adista si tradurranno inevitabilmente in fatti. In questi casi lo scetticismo non paga, lo dico anche agli amici di “Cronache laiche” che si ostinano a negare ogni novità di questo pontificato. Bisognerebbe invece che i media le diffondessero quelle parole, lasciando magari in secondo piano gli aspetti più bozzettistici e superficiali della figura di Papa Francesco. (nandocan).

37606. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. «Anche tanti pensatori nella Chiesa sono stati perseguitati. Io penso ad uno, adesso, in questo momento, non tanto lontano da noi, un uomo di buona volontà, un profeta davvero, che con i suoi libri rimproverava la Chiesa di allontanarsi dalla strada del Signore. Subito è stato chiamato, i suoi libri sono andati all’indice, gli hanno tolto le cattedre e quest’uomo così finisce la sua vita: non tanto tempo fa. È passato il tempo ed oggi è beato! Ma come, ieri era un eretico e oggi è un beato? È che ieri quelli che avevano il potere volevano silenziarlo, perché non piaceva quello che diceva. Oggi la Chiesa, che grazie a Dio sa pentirsi, dice: “No, quest’uomo è buono!”. Di più, è sulla strada della santità: è un beato!».

Chi si sarebbe mai aspettato da un papa parole che accusano il potere della Chiesa di mettere il bavaglio ai profeti? Eppure papa Francesco le ha pronunciate, il 4 aprile, durante la Messa a Casa Santa Marta. Il papa non dice il nome di quell’«uno» fra i pensatori «perseguitati» che ha in mente, ma dal ritratto che ne traccia sembra emergere la figura di Antonio Rosmini, che ebbe messi all’Indice due suoi libri, fra i quali il famoso “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa” (per la quale auspicava una via più evangelica) e morì senza vedere la sua riabilitazione, pienamente giunta solo nel 2007, quando venne beatificato ed esaltato quale «profeta ubbidiente».

Granelli di sabbia

Se è vero che l’Indice non esiste più, è pur vero che non mancano e non sono mancate punizioni della Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF), come l’imposizione del silenzio, la proibizione dell’insegnamento e perfino la scomunica, verso ricercatori di una teologia più al passo con le conoscenze attuali e di strade pastorali più inclusive e misericordiose. Innumerevoli gli esempi, soprattutto sotto Giovanni Paolo II, Ratzinger regnante alla CdF, e sotto Ratzinger papa. Qui basti appena qualche nome fra i più noti: l’allora francescano p. Leonardo Boff, i gesuiti p. Jacques Dupuis e Anthony de Mello, p. Roy Bourgeois dei Fratelli di Maryknoll…

Non che la censura dell’ex Sant’Uffizio non si sia ripetuta sotto il pontificato di Francesco: è del 19 febbraio scorso il divieto di celebrare messa in pubblico e l’imposizione di «una vita di preghiera e penitenza» comminati al settantaseienne p. Jerry Zawada per aver concelebrato, come fece p. Roy Bourgeois, una messa con un donna prete (v. Adista Notizie n. 14/14); ed è dell’aprile 2013 la conferma data da papa Francesco (v. Adista Notizie n. 16/13) al commissariamento della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr, organismo delle religiose statunitensi), misura punitiva decisa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per «posizioni incompatibili con la fede cattolica».

Francesco come i precedenti pontefici, dunque? Forse no, forse è semplicemente difficile fermare una macchina – la CdF – in pieno movimento e nelle ferree mani del card. Gerhard Ludwig Müller.

Forse, per ottenere dall’istituzione quella maggiore misericordia che, secondo Francesco, Dio elargirebbe nei confronti dell’umanità peccatrice, si può gettare qualche manciata di sabbia negli ingranaggi della CdF, per esempio ricordandole il caso dei vari Rosmini – morti e beatificati o ancora viventi ed esiliati dalla comunità ecclesiale – prima condannati, poi osannati: un invito traverso alla prudenza a tutto vantaggio della credibilità.

Dalle parole ai fatti

D’altronde non è la prima volta che Francesco manda messaggi all’ex Sant’Uffizio. Il 6 giugno scorso, parlando ai religiosi del continente latinoamericano (v. Adista Notizie n. 23/13), ha suggerito: «Se per caso vi capita di cadere in errore, di fare una gaffe, questo passa! Forse vi arriverà una lettera della CdF osservando che avete detto tale o talaltra cosa… ma voi non preoccupatevi. Spiegate quello che dovete spiegare, ma andate avanti… aprite le porte, agite lì dove la vita chiama. Preferisco una Chiesa che sbaglia facendo ad una che si ammala perché rimane chiusa».

E il 31 gennaio di quest’anno, all’incontro con i partecipanti alla plenaria della CdF ha innanzitutto indicato da quale tentazione l’organismo si deve guardare: «Fin dai primi tempi della Chiesa esiste la tentazione di intendere la dottrina in un senso ideologico o di ridurla ad un insieme di teorie astratte e cristallizzate», «di appropriarci dei doni della salvezza che viene da Dio, per addomesticarli, magari anche con buona intenzione, alle vedute e allo spirito del mondo. E questa è una tentazione che si ripete continuamente». E ha poi precisato: «In realtà, la dottrina ha l’unico scopo di servire la vita del Popolo di Dio ed intende assicurare alla nostra fede un fondamento certo». «Prendersi cura dell’integrità della fede» è il «compito molto delicato che vi è affidato».

C’è chi attende, nel popolo di Dio e fra i teologi attualmente sotto osservazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, che queste parole si traducano in atti di dialogo e approfondimento dottrinale, piuttosto che in unilaterali misure di punizione e rottura. (eletta cucuzza)

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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