Parigi, un’immensa folla unita nei valori della libertà, fraternità ed uguaglianza

charlieBene. Ora però, perché la risposta sia convincente là dove è indispensabile che lo sia, tra le popolazioni islamiche dell’Africa, del Medio Oriente come tra gli immigrati da quei paesi, è necessario che la Francia, l’Europa, l’Occidente ricco e industrializzato comincino a praticare concretamente quei valori di libertà, fraternità ed uguaglianza anche nei loro confronti. Quello che finora non si è fatto, o non si è fatto abbastanza. Mettendo fine, dopo il colonialismo politico, anche a quello economico per consentire anche all’Africa una reale indipendenza. Accrescendo e non riducendo come si è fatto in questi anni, gli investimenti nella cooperazione internazionale. Privilegiando, con la collaborazione culturale e il dialogo pacifico, lo sviluppo della democrazia in quelle zone, piuttosto che trattenere rapporti di alleanza o complicità con le classi dirigenti conservatrici e corrotte. E soprattutto rispettandoli, qui da noi come a casa loro, perché ormai è chiaro che soltanto con il nostro rispetto ci faremo rispettare (nandocan).

***di , da Parigi, 12 gennaio 2015* – Una folla immensa e senza precedenti. Un milione e mezzo, forse due milioni di francesi ed europei, composti e fraternizzanti, si sono snodati lungo le tre direttrici della Marcia Repubblicana, da Place de la Republique fino a la Gare de Nation. Ma una gran parte dei manifestanti entrava ed usciva dai cortei per le strade laterali, inondando tutto il centro di Parigi. Una fiumana che ha sfidato una fredda domenica grigia e continuamente interrompeva il commosso silenzio con applausi e il grido “Charlie! Charlie!”.

Tutto il mondo, occidentale, africano, arabo, asiatico era qui. Famiglie intere con i figlioletti e le nonne. Chi imbracciando cartelli, chi con in mano la bandiera francese. Dopo appena un’ora di Marcia da place de la Republique il corteo principale si è bloccato alla Bastiglia. Più avanti era impossibile andare, i quasi due milioni di persone avevano in poco tempo raggiunto il loro scopo: testimoniare la volontà della Francia e dell’Europa intera di contrastare il fanatismo integralista islamico con la sola forza della democrazia, delle parole al posto delle pallottole, con il richiamo ai valori fondanti della repubblica e della stessa Unione europea: “Libertà, fraternità, uguaglianza”. Liberi di esprimersi e di criticare, di informare ed essere informati, di fare satira contro qualsiasi forma di potere; solidali con tutti, di qualsiasi razza e religione essi siano; difesa dei diritti di cittadinanza per tutti.

Nel resto della Francia, da Sud a Nord, un altro milione e mezzo di persone sono scese in piazza nelle maggiori città a significare che questa nazione sa ritrovare uno spirito unitario e resistenziale, ogni volta che si trova di fronte a minacce così cruenti. Anche la massiccia presenza di capi di stato e di governo, di ministri degli esteri, dell’interno e della giustizia di tanti paesi occidentali e non solo ha impresso a questa giornata l’emblema dell’unicità e dell’appuntamento storico, mai verificatosi dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Politicamente è anche un successo senza precedenti per il Presidente della Repubblica Hollande, criticato in questi mesi sia per i comportamenti privati sia per le scelte di politica economica e sociale. Oggi la sua figura di garante della libertà e della convivenza di tutti i francesi si staglia nel panorama già surriscaldato della futura campagna per le presidenziali. E il fatto di aver isolato, anzi di essersi autoisolata, la Marine Le Pen, con le sue ambiguità islamofobiche e antisioniste, apre nuovi scenari meno sfavorevoli alla sua rielezione all’Eliseo.

Ed è stato inoltre una giornata particolare, finalmente concreta per lo spirito comunitario di quanti credono in una Europa unita anche politicamente, fatta di “cittadini” e non solo e non più di tecnocrati e politici, lontani dai veri problemi dei 600 milioni di abitanti del vecchio continente.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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