Parigi, attacco alla libertà di stampa: strage nella sede di Charlie Hebdo

Al grido “Allah u akbar”, due uomini sono entrati sparando nella redazione del settimanale satirico (noto per aver pubblicato alcune vignette contro l’Islam) e hanno ucciso almeno 12 persone, tra cui il direttore. Quel grido ha un unico scopo: quello di coinvolgere abusivamente l’Islam e il maggior numero possibile di mussulmani in un disegno terroristico folle e sanguinario. Non ci riusciranno se non con una piccola frangia di militanti dell’islamismo più radicale, che potrebbe accrescersi tuttavia se in casa nostra passasse la folle idea di uno “scontro di civiltà”. E’ un attentato terroristico e tutti, credenti o non credenti in qualsivoglia religione, lo tratteremo come tale. E la libertà di espressione, anche quando si esprime attraverso la satira, anche quando il suo uso può risultare inopportuna, continuerà ad essere difesa, senza se e senza ma (nandocan).

Charlie Hebdo
L’ultima vignetta di Charb, il direttore di Charlie Hebdo morto nell’attentato

***dal redattore sociale, 7 gennaio 2015 – Sono ricercati in tutta la Francia i due uomini armati di Kalashnikov che questa mattina a Parigi hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, sparando indiscriminatamente contro i presenti nella redazione, uccidendo almeno 12 persone e ferendone una decina di cui la metà gravemente. Gli attentatori erano incappucciati e vestiti di nero e, secondo quanto si è potuto ascoltare da alcuni audio e video pubblicati in rete, parlavano perfettamente il francese e hanno sparato gridando “Allah u akbar” (Dio è grande). Una volta usciti dalla sede, i due uomini hanno ucciso due poliziotti alla guida di un’auto e sono fuggiti con quest’ultima, che è stata in seguito ritrovata a nord della capitale francese. Nella strage sono morti anche 4 dei vignettisti del giornale: il direttore Stephan Charbonnier (in arte Charb), Jean Cabut (Cabu), Tignous e Georges Wolinski.

Le polemiche e le minacce. Charlie Hebdo è stato fondato nel 1969: notissimo in Francia per la sua irriverenza e la ruvidezza del linguaggio, era divenuto conosciutissimo in tutto il mondo dopo la scelta (nel 2006) di pubblicare le caricature del profeta Maometto che erano state diffuse per prima volta dal quotidiano danese Jyllands-Posten. Il giornale era stato più volte vittima di minacce e di attentati: il più grave fino ad oggi si era verificato nel 2011, quando la sede era stata distrutta da un incendio doloso. Nello stesso anno era stato preso di mira il sito web del giornale, sulla cui home page erano apparsi una foto della Mecca e alcuni versi del Corano. L’ultima vignetta firmata “Charb” in questi giorni era stata tristemente profetica: “Ancora nessun attentato in Francia”, si legge sotto il disegno, mentre un talebano armato risponde: “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri”.

I vignettisti degli altri giornali. “Sono stordito, inorridito – ha affermato Aurel, disegnatore a Le Monde – Aspetto notizie dagli amici e sono diviso tra l’andare a cercare io stesso le informazioni e l’aspettare. Speriamo tutti che questo genere di cose non succedano mai. Le persone di Charle Hebdo erano protette. Quello che è successo è inimmaginabile.” Pascal Gros, disegnatore per Marianne ha dichiarato “Gli assassini hanno fatto irruzione durante l’ora della conferenza di redazione, non hanno attacca a caso”. E il direttore di Le monde, Gilles Van Kote, ha espresso a nome del giornale “lo stupore, l’indignazione e la solidarietà commossa per l’equipe di Charlie Hebdo e le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. E’  la libertà di pensiero e d’espressione che hanno preso di mira gli autori di questo attentato, dunque dei valori fondanti della nostra società. La strage non fa che rinforzare la nostra certezza che è necessario lottare contro l’ignoranza, l’intolleranza, l’oscurantismo ed il fanatismo. E più che mai è indispensabile ricordare che la libertà di stampa non si negozia”.

Le reazioni dei musulmani francesi. L’attentato ha ovviamente suscitato emozione e reazioni in tutto il mondo. Il presidente François Hollande è intervenuto sul posto, definendo l’azione come indubbiamente terroristica e rivelando che nelle scorse settimane sono stati sventati in Francia diversi altri attentati. Reazioni di cordoglio e sdegno stanno arrivando da molti governi e organizzazioni.Tra queste, come riporta il quotidiano La Croix, una delle più immediate è stata quella del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), che ha immediatamente condannato “con la più grande determinazione” questo atto “barbaro contro la democrazia e la libertà di stampa”. Dal canto suo l’unione delle organizzazioni islamiche di Francia (Uoif), vicina ai Fratelli musulmani, ha condannato “nella maniera più ferma questo attacco criminale e questi orribili omicidi”.
Condanna anche da parte della “Ligue Arabe” e dall’università Al-Azhar, mentre il rettore della moschea di Parigi e presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Dalil Boubakeur, ha ugualmente qualificato l’attentato come un “atto barbaro di una estrema gravità”, ed ha parlato di “attacco contro la democrazia e la libertà di stampa”. “In un contesto politico internazionale di tensione alimentato dai deliri dei gruppi terroristici che si avvalgono ingiustamente dell’Islam, noi ci rivolgiamo a tutti quelli che sono legati ai valori della Repubblica e della democrazia per evitare le provocazioni che non servono che a buttare l’olio sul fuoco”, ha proseguito Boubakeur, aggiungendo: “La comunità musulmana è sotto choc. Dobbiamo assolutamente riportare un clima di serenità e cacciare lo spettro del terrorismo, del jihadismo”. “Non so quale sia l’islam di questa gente – ha poi risposto il presidente del Cfcm, interrogato sulle rivendicazioni islamiche dell’attentato – Non è l’islam dei nostri testi, della nostra storia. Non è la nostra civiltà. Quello che fanno appartiene solo a loro, non all’islam. Sono degli atti diabolici”.

Il giorno più nero. Christophe Deloire di Reporters senza frontieres, intervistato da Rue89, ha affermato: “Oggi è senza dubbio il giorno più nero della storia della stampa francese”, Richard Malka, avvocato del giornale, ha ricordato: “Sono 8 anni che viviamo sotto minaccia, ci sono delle protezioni ma non c’è nulla da fare contro dei barbari che vengono con dei kalashnikov. Abbiamo ricevuto minacce costanti dalla pubblicazione delle caricature di Maometto. E’ un giornale che non fa altro che difendere la libertà d’espressione, la libertà tout court, la libertà di noi tutti e oggi dei giornalisti, dei disegnatori, dei semplici disegnatori hanno pagato il prezzo più alto per questo. Immaginavamo il peggio e il Ministero degli interni aveva valutato le minacce a un livello tale che erano sotto protezione costante, ma non è bastato. Otto anni di protezione costante, semplicemente per aver fatto dei disegni. È una follia.”

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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