Papa Francesco a Lampedusa non ha fatto una “predica”. E Cicchitto non è il “cattivo” di Lope de Vega

Papa Francesco 5di Piero Schiavazzi, 9 luglio 2013 – Nonostante la passione per il teatro e la maschera drammaturgica che indossa nelle sue dichiarazioni, Fabrizio Cicchitto non è il “cattivo” di Lope de Vega: cioè il governatore di Fuente Ovejuna, evocato a Lampedusa da Francesco, che si espone all’ira del popolo (e del web) e ne resta vittima.

Per criticare il Pontefice all’indomani di un successo planetario occorre una vena, non solo teatrale, di coraggio scenico e politico. Che merita rispetto. Anche se non l’applauso.
A venir meno però in questo caso non sono le conclusioni politiche del ragionamento, opinabili ma rispettabili, bensì le sue premesse: “Una cosa è predicare, altra è governare”.
A Lampedusa il Papa infatti non ha tenuto una “predica”, nel senso schematico e convenzionale del termine.
Nonostante l’impianto omiletico, basato sulle citazioni bibliche, le geometrie e l’angolatura del discorso non erano quelle di una predica. E nemmeno lo sguardo: Francesco non ha guardato mai o quasi mai il cielo, ma la terra, e prima di essa il mare.
Il suo è stato un intervento politico e di “governo”. Soltanto al termine, cioè all’inizio della seconda parte della Messa e della liturgia detta “eucaristica”, Bergoglio ha sollevato al cielo le braccia e il calice.

Nel suo viaggio a Lampedusa, sulla motovedetta e poi al campo sportivo, ha invece tenuto gli occhi costantemente verso il basso: prima sul mare, a osservare un vuoto di potere. Poi sulla gente, a constatare ancora un’assenza di governo, riempita dalle amministrazioni locali, dai cittadini e dai volontari, che esercitano una supplenza istituzionale, come accade da sempre in Italia in luoghi e tempo di barbarie.
Davanti a Cala Pisana, insieme alle barche dei migranti, è affondata infatti proprio quella governabilità che Cicchitto invoca e il Pontefice ieri fissando le onde ha cercato invano: cioè la capacità di prevenire che gli uomini anneghino e impedire che subiscano mattanze alla stregua dei tonni, nell’era dei computer di bordo e delle marinerie tecnologiche.

La visita di Francesco aveva un obiettivo mirato e tempestivamente dichiarato all’inizio della sua predica “mancata”, per mettere subito le cose in chiaro: “E allora ho sentito che dovevo venire qui…perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore.”

Niente di più. Ma neppure niente di meno.
Il resto, vale a dire la gestione delle politiche migratorie, è compito dello Stato, anzi degli Stati. Che Francesco ha richiamato alle loro responsabilità comunitarie.
Ed è singolare che proprio il Presidente della Commissione Esteri non colga il valore del soccorso diplomatico offerto all’Italia dal Capo della Chiesa Cattolica, davanti alla comunità internazionale.
Crediamo pertanto che senza venir meno ai suoi principi l’onorevole Cicchitto si potrebbe associare, da laico, alla preghiera laica di Francesco, affinché lo Stato faccia lo Stato e la Chiesa faccia la Chiesa.

Il Papa, rivolgendosi a maggio all’assemblea della CEI, ha promesso che non farà “politica”. Ma questo non significa rinunciare – né sarebbe possibile – al significato politico, e geopolitico, che ogni gesto del Vescovo di Roma porta con sé. Con tutti i benefici, oltre naturalmente ai problemi, che potranno derivarne all’Italia, in termini di valore aggiunto e visibilità esponenziale.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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