Paolo Ricca: Benigni e i Dieci comandamenti, una predicazione evangelica

benigni

Ha commosso e entusiasmato tutti: cattolici,protestanti,ebrei…perfino i non credenti, quando ha detto “l’eternità è qui…”. Il fatto è che, come ci ha scritto stamani Massimo Marnetto, credenti o non credenti siamo più disposti ad applaudire che a rispettarli, i dieci comandamenti. E non solo quelli, qualsiasi regola che possa impunemente essere trasgredita. Noi italiani poi… Rispondendo a Marnetto, Corrado Augias stamani su Repubblica ha citato una nobildonna napoletana che spiegava a Goethe, nel “Viaggio in Italia” perché era inutile fare nuove leggi per reprimere la corruzione: “Ci procurano nuove preoccupazioni, dovremo escogitare il modo di trasgredire anche quelle, dopo che ci siamo sbarazzati delle vecchie”. Ha proprio ragione il teologo valdese Paolo Ricca quando, intervistato nell’articolo che segue, dice che i dieci comandamenti  “sono molto più avanti di noi perché prefigurano un’umanità che noi stiamo ancora inseguendo da lontano!” Bene, continuiamo a inseguirla, perché prima ci arriviamo e meglio sarà per tutti noi (nandocan).

***di , 17 dicembre 2014* – Nella prima delle due puntate su RAIUNO dedicate da Roberto Benigni ai Dieci comandamenti, il comico toscano ha pubblicamente indicato il teologo valdese Paolo Ricca, autore del volume “Le Dieci Parole. Le tavole della libertà e dell’amore” (ed. Morcelliana), come uno dei principali consulenti del suo spettacolo. A Paolo Ricca, professore emerito della Facoltà valdese di teologia, l’Agenzia stampa NEV ha chiesto di raccontare com’è nata e come si è sviluppata questa collaborazione.

 Com’è nata questa esperienza di consulenza con Roberto Benigni?
E’ tutto iniziato con una richiesta. Per la preparazione del suo spettacolo Benigni cercava il volume che ho scritto sui comandamenti ormai diversi anni fa e che riprendeva le conversazioni sul tema pronunciate nel programma “Uomini e profeti” di Radiotre. Fino a qualche mese fa il libro era esaurito, quindi Benigni lo ha chiesto direttamente a me e io gli ho volentieri consegnato la mia copia che ritengo gli sia stata utile perché nelle due puntate trasmesse da RAIUNO ho ritrovato dei concetti espressi nel volume. A questo primo contatto sono poi seguiti alcuni incontri ed è nata un’amicizia di cui sono davvero grato perché inattesa e inaspettata, con una persona autentica: Benigni, infatti, nella realtà non è diverso da come appare sullo schermo.
Come ha trovato le due trasmissioni andate in onda su RAIUNO?
Quel che Benigni ha detto su Dio e sui comandamenti è stata una vera e propria evangelizzazione. Non semplicemente, né principalmente una alfabetizzazione biblica per chiarirne il significato, ma una evangelizzazione: nel senso che Benigni è riuscito a mettere in luce i contenuti evangelici dei comandamenti, a far capire ai telespettatori che i comandamenti – tutti quanti, anche quelli che hanno forma negativa, di divieto – sono evangelo, buona notizia per l’umanità intera e per le singole persone. Lo ha fatto delineando le due coordinate interpretative principali della libertà e dell’amore, due concetti che sono presenti nel sottotitolo del mio libro “Le dieci parole di Dio. Le tavole della libertà e dell’amore” … solo che Benigni è riuscito a dirlo meglio! Credo che i comandamenti non siano mai stati annunciati in modo tanto efficace. Benigni ha fatto innamorare gli italiani dei comandamenti, rendendo loro un servizio che nessun teologo, pastore o funzionario ecclesiastico avrebbe mai potuto rendere. Utilizzando la leggerezza che gli è caratteristica, ha detto cose vere e profonde tanto che non avrei nulla di meglio da aggiungere, se non la sorpresa di verificare ancora una volta come Dio talvolta si serva di strumenti inattesi per far giungere la sua parola.
Il giudizio è quindi positivo.
Certamente, e ben oltre le aspettative. Credo sia davvero un unicum in Italia, in Europa e forse nel mondo, il fatto che un attore, un comico, un Premio Oscar si metta a parlare dei Dieci comandamenti a un pubblico di oltre 9 milioni di persone! Penso che Benigni sia da ringraziare per questa iniziativa che gli sarà certamente costata molta fatica, anche spirituale ed emotiva.
Passando dalle trasmissioni alla vita vissuta nella nostra società, qual è l’attualità dei Dieci comandamenti?
I comandamenti hanno un’attualità totale, non c’è briciola dei comandamenti che debba essere considerata superata. Anzi, sono molto più avanti di noi perché prefigurano un’umanità che noi stiamo ancora inseguendo da lontano! Se si vuole aggiungere qualcosa, bisognerebbe dire quel che già diceva Martin Lutero, e cioè che i cristiani hanno la responsabilità di immaginarne di nuovi, legati a temi come per esempio possono essere quelli della giustizia ecologica. Si può reinterpretare il “non uccidere” anche nel senso che non si deve uccidere l’ambiente. I comandamenti di Mosè rimangono però di grandissima attualità e sono il modello per ogni nuova questione che i cristiani ritengono di avanzare lungo le coordinate della libertà e dell’amore.
*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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