Pandora Papers, i primi nomi dei vip italiani con i soldi offshore

da Remocontro, 10 ottobre 2021

Calciatori e top model, tecnici e procuratori e altra abbondanza di soldi. Fortune al sicuro dal fisco in quelli chiamati appunto, ‘paradisi fiscali’. Inchiesta internazionale condotta in mezzo mondo da molte prestigiose testateee in consorzio tra loro. Per l’Italia l’Espresso con Paolo Biondani, Vittorio Malagutti e Leo Sisti, che oggi svela la parte italiana del ‘vaso di Pandora’ delle presunte furberie fiscali. Giornalismo investigativo, se non da Nobel, certo da prima pagina.
I primi nomi dei nostri connazionali con i soldi all’estero: da Roberto Mancini a Monica Bellucci, da Mino Raiola a Carlo Ancelotti e Walter Zenga. Ricchezze e guadagni finiscono sotto l’ombrello di società nei paradisi fiscali, che garantiscono segretezza assoluta sull’identità dell’effettivo proprietario dei beni.

Ricchi e famosi in trasferta ai Caraibi

I Pandora Papers confermano che anche i grandi nomi del calcio e le star dello spettacolo non resistono al fascino del rifugio offshore. E alcuni nomi procurano dispiacere a molti tifosi del bel calcio. L’allenatore della Nazionale, Roberto Mancini e il suo ex compagno di squadra sampdoriana Gianluca Vialli, l’attrice Monica Bellucci e il famoso procuratore sportivo Mino Raiola, protagonista del calciomercato internazionale. Ricchezze e guadagni che finiscono sotto l’ombrello di società nei paradisi fiscali, che garantiscono segretezza assoluta sull’identità dell’effettivo proprietario dei beni. Rischio di smentire scontato e in qualche caso, persino sperato.

La difesa fiscale di Mancini

Un eroe del calcio con aereo personale intestato a una offshore, scrive l’Espresso e rilancia Money. Difesa ritenuta imbattibile da Roberto Mancini, da Jesi, artefice nel luglio scorso della vittoria della Nazionale al campionato europeo. L’aereo è un Piaggio, di proprietà di Bastian Asset Holdings, una società delle British Virgin Islands controllata da Mancini a partire da dicembre del 2008. Con lo scudo fiscale, invece, l’allenatore azzurro ha potuto far rientrare in Italia il suo patrimonio detenuto all’estero, molto discutibili vergini fiscali britanniche. Un ripensamento molto serio.

Bentornato a casa

La scelta di tempo non è casuale. La legge sullo scudo fiscale, promossa dall’allora ministro Giulio Tremonti, si stava avviando a scadenza. E quindi bisognava affrettarsi, per sfruttare i vantaggi offerti dalla sanatoria che garantiva la non punibilità dei reati tributari con il versamento di una quota forfettaria pari al 5 per cento del valore dei beni detenuto all’estero. Non sappiamo se Mancini abbia effettivamente aderito allo scudo fiscale, come preannunciato nella sua lettera. «Per conoscere la sua versione dei fatti, L’Espresso ha inviato una mail a Silvia Fortini, moglie e legale di fiducia dell’allenatore della Nazionale». In attesa di risposta.

Vialli centravanti britannico

Alle British Virgin Islands è approdato anche un altro calciatore da sempre legato a Mancini, suo compagno di squadra 30 anni fa nella Sampdoria dello scudetto. Dai Pandora Papers emerge anche il nome di Gianluca Vialli, l’ex attaccante che ha accompagnato come capo delegazione la Nazionale azzurra agli Europei di luglio. Secondo quanto risulta dai documenti, a Vialli fa capo la società offshore Crewborne Holdings Limited, costituita nel 1998, mentre la Belvedere Investments Limited agisce come nominee (fiduciaria) per conto del Gianluca Vialli Family Trust.

Palleggio vorticoso

Non sembrano girare cifre da favola intorno a questa offshore, che nelle carte dichiara «personal» la fonte dei fondi. Tra il 2008 e il 2013 i diritti di immagine di Vialli sono trasferiti alla Crewborne Holdings, ma nei documenti non si fa menzione di come siano stati sfruttati. «In compenso, emerge una vorticosa movimentazione di denaro sotto forma di prestiti, che aumentano dai 319 mila euro del 2009 fino ai 4,1 milioni nel 2012. Sono prestiti senza interessi e pagabili a vista. Da dove arrivano questi soldi?». Palleggio vorticoso. Il creditore è la Belvedere Investments, che agisce fiduciariamente, per conto del Gianluca Vialli Family Trust.

Melina a centrocampo

Un giro folle di società dopo, persino la BC Partners di Londra che nel gennaio scorso sarebbe stata interessata, secondo rumors raccolti dal Sole 24 Ore, a comperare una quota dell’Inter dai cinesi di Suning. Comunque Vialli risponde agli inchiestisti rompiscatole con un sms in cui l’ex calciatore informa di essere un cittadino britannico, aggiungendo solo che i suoi business investments, sono «registrati e gestiti» rispettando le norme fiscali di Londra.

Ancora calcio con Ancelotti

Il primo giugno Carlo Ancelotti è tornato sulla panchina del Real Madrid, che aveva già allenato tra il 2013 e il 2015. Tempo 48 ore e l’Agencia Tributaria, l’agenzia delle entrate spagnola, gli ha sequestrato un milione e 420 mila euro. L’accusa: aver omesso di dichiarare al fisco una parte dei compensi ricevuti in Spagna nel 2014 e nel 2015. Le indagini della Fiscalia, cioè la Procura di Madrid, sono riassunte in un comunicato del giugno 2020, nel quale si spiega che con un contratto del primo luglio 2013 Ancelotti aveva solo «apparentemente» trasferito per 10 anni i suoi diritti d’immagine alla società Vapia Limited delle British Virgin Islands, incassando 25 milioni di euro.

L’agenzia delle entrate spagnola

Altro giro di società estere vorticoso (leggetevi l’Espresso), ma, nella ricostruzione della Fiscalia (l’agenzia delle entrate spagnola), «né Ancelotti, né nessuna delle società che apparentemente detengono i diritti di sfruttamento d’immagine, hanno dichiarato o versato tasse in qualsiasi parte del mondo». Il 23 luglio scorso l’allenatore ha ammesso di fronte ai giudici di aver aggirato le imposte, ma solo parzialmente, negando di aver evaso le tasse anche nel 2015, perché a maggio fu licenziato dal Real Madrid.

Zenga, uomo ragno anche fiscale

Lo chiamavano l’uomo ragno. Walter Zenga tra il 1986 e il 1994 ha difeso la porta dell’Inter e della Nazionale. Poi, da allenatore, ha cominciato una nuova vita in giro per il mondo, Italia, Stati Uniti, Turchia, Serbia, Romania, sempre inseguito da un’ossessione: «Soldi, maledetti soldi, come ha ammesso lo stesso Zenga in una recente intervista al Corriere della Sera». E intanto, di viaggio in viaggio, l’uomo ragno ha costruito la sua ragnatela finanziaria, ora svelata dai Pandora Papers. Ma Zenga ora ha residenza a Dubai. «Walter Zenga ha sempre agito nel rispetto delle normative di ciascuna giurisdizione», la risposta del suo legale, l’avvocato Pier Filippo Capello, figlio dell’ex calciatore e grande allenatore Fabio.

La Galassia Raiola

Gigio Donnarumma, Paul Pogba, Marco Verratti e poi la nuova stella del Borussia Dortmund, Erling Haaland, giusto per citare i nomi più famosi. I tifosi conoscono bene la scuderia di fuoriclasse di Carmine “Mino” Raiola, intermediario tra i più potenti del calciomercato internazionale, crocevia di affari milionari. Molto meno nota, invece, è la ragnatela societaria che Raiola ha allestito per gestire i suoi interessi. Una rete che va da Londra a Montecarlo, il paradiso esentasse dove il famoso procuratore sportivo risiede da tempo.

Avanti Savoia, ma a Panama

Tra i vip italiani che si sono avventurati nel pianeta offshore c’è anche la principessa Maria Gabriella di Savoia. La figlia dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, registrata come azionista della Toga Finance, una società di Panama a tassazione zero costituita nel 2008, rimasta attiva per 12 anni e messa in liquidazione nel 2020. A gestirla i fiduciari svizzeri della Fidinam, riservatissima società di consulenze legali e fiscali fondata da avvocati ed ex magistrati. Maria Gabriella di Savoia vive da anni in Svizzera e con ogni probabilità non deve nulla al fisco di Roma. 

Monica Bellucci francese

Anche Monica Bellucci è registrata nelle carte dei Pandora Papers con nome, data di nascita, numero di passaporto e cittadinanza «italiana». I fiduciari di Panama la schedano come beneficiaria di una offshore delle BVI, la Kloraine Limited. «La società serve a gestire i diritti d’immagine dell’attrice Monica Bellucci». La offshore ha operato dal 2011 al 2015. Nelle carte si parla anche di un trust familiare, non identificato, che però non rientra nelle attività offshore. Dopo il 2015 la società sparisce: probabilmente è stata chiusa e cancellata. Fiscalmente francese. «Sono fiscalmente residente in Francia da numerosi anni ed in regola con i miei obblighi tributari, tanto in Francia quanto all’estero».

Top model esentasse

«Più ampia e complessa è l’architettura societaria che protegge le ricchezze di altre bellezze di fama mondiale, come Claudia Schiffer, registrata dai suoi fiduciari con il cognome della madre». La super modella tedesca controlla almeno sei offshore delle Isole Vergini Britanniche. Le società incassano i compensi delle pubblicità, e nelle Isole Vergini non esistono tasse sugli utili distribuiti ai soci.
I suoi avvocati hanno risposto ai cronisti del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung che «la signora Schiffer è in regola con le leggi fiscali del Regno Unito, dove vive con il marito, e non è mai stata accusata di alcuna evasione ed elusione delle tasse».

Modella al top

«Un’altra modella famosa sedotta dalle offshore è l’italo-brasiliana Alessandra Ambrosio, beneficiaria di una offshore delle BVI, la Brava Assets Management, costituita nel 2008 e attiva almeno fino al 2018». La stampa economica ha inserito per diversi anni Alessandra Ambrosio nel club delle dieci modelle più pagate del mondo, attribuendole una fortuna personale di almeno 60 milioni.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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