Pandemia, ora sappiamo

La lezione della pandemia

Roma, 27 novembre 2020 – Ora sappiamo che se avessimo investito di più sul SSN anziché tagliarne i bilanci forse non avremmo avuto tante vittime e danni dal Virus. E se non avessimo tagliato insieme ai bilanci comunali l’efficienza del trasporto pubblico forse anche le scuole potevano, come è avvenuto altrove, restare aperte.

Ma non tutti hanno imparato la lezione. Al potere e in Parlamento c’è ancora chi pensa, in nome di una malintesa “crescita” e di un’altrettanto malintesa “unità nazionale” che la politica economica possa continuare a restare la stessa, se non ancora più sbilanciata. Tutt’al più con qualche accorgimento per una finta lotta ad una vergognosa evasione fiscale.

“Et voilà, Silvio è tornato”

Basta leggere i commenti dei grandi giornali al voto unanime di ieri sullo scostamento di bilancio. A cominciare dall’ex quotidiano del centro sinistra “repubblica”. “Et voilà, Silvio è tornato” scrive Emanuele Lauria. “Per l’ennesima volta. Perché il patto di unità nazionale consacrato dal voto unanime alla manovra da otto miliardi è soprattutto merito suo. Che in un colpo solo ha risposto all’appello di Mattarella, si è accreditato come interlocutore affidabile per il governo e ha ridato un volto moderato alla coalizione”.

Che cosa si intende per moderazione, sappiamo anche quello. Si dovrebbe soltanto provvedere a sanare il presente e risarcire i privati. In breve, fare tutto il possibile per tornare alla vecchia, disastrosa normalità. E’ lo stesso Lauria a chiarire quali sono “le proposte avanzate da Forza italia. È il via libera ad alcune misure direttamente indicate da Berlusconi: moratoria fiscale, incremento del sostegno ai lavoratori autonomi, aiuti a 2 milioni di liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private e alla gestione separata Inps…È la vittoria dei moderati sui falchi sovranisti, un rovesciamento della coalizione”.

Una malintesa quanto impropria unità nazionale

Già, ma di quale coalizione? Soltanto quella del centro destra o anche quella, per il momento ancora dormiente, del centro sinistra? Attenzione a non confondere gli uni con gli altri in nome di una malintesa quanto impropria unità nazionale, come sarebbe un accordo tra gli eletti alle spalle degli elettori e della disuguaglianza che li divide.

Stiamo ancora aspettando che il PD, nella persona del segretario Zingaretti, decida in collaborazione con LEU di mettere finalmente nero su bianco un concreto e dettagliato piano di misure per gli investimenti di “next generation” nella più volte annunciata “nuova normalità”. Della necessità di “riforme coraggiose” aveva parlato con una lettera allo stesso quotidiano “La Repubblica” anche il ministro della salute Roberto Speranza, il 25 novembre.

Una lettera di Speranza

“E’ la crisi dell’egemonia del pensiero neoliberista – aveva scritto – crisi del capitalismo così come si è affermato nel mondo della globalizzazione e dello strapotere della finanza. I fatti e non un pregiudizio ideologico ci dicono che questo sistema, senza riforme coraggiose, non appare più in grado di assicurare uno sviluppo ‘stabile, sicuro e duraturo’. Esso genera diseguaglianze inaccettabili che mettono in discussione la coesione sociale ed amplifica una pericolosa divaricazione tra lo sviluppo e la sostenibilità ambientale”.

Le nebbie dell’orizzonte politico

Tempo fa, scrissi che per sciogliere le nebbie dell’orizzonte politico italiano sarebbero state necessarie due scissioni, una all’interno del PD e una tra i Cinque Stelle. La prima, quella che ha provocato la rottura con Renzi, si è realizzata soltanto a metà. La seconda scissione ha visto per ora soltanto una certa presa di distanza della maggioranza di Di Maio dall’integralismo di Casaleggio e Di Battista.

Ma di fronte alla crescente disuguaglianza di diritti e di reddito tra gli italiani, nessuno, se non la minoranza di Fico e Patuanelli, ha detto quale delle due parti in conflitto ha scelto di sostenere e rappresentare. E la poca chiarezza delle posizioni di partenza è tale che, come documentato da Open online, una trentina di parlamentari usciti dal movimento ha cercato (e trovato) ospitalità non solo nel gruppo misto ma anche in quasi tutti i partiti, dalla Lega e FdI a Leu, da Forza Italia a Italia viva.

Proposte, dialoghi e strategie

per il Paese di domani

Sta di fatto che a progettare un vero rinnovamento della politica sembra essere, nel quasi totale disinteresse dei media, soltanto il Forum Diseguaglianze Diversità magistralmente coordinato da Fabrizio Barca e Patrizia Luongo. 136 ore di “Proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani” che potremo seguire in diretta, dal 30 novembre al 15 dicembre sul sito e sulla pagina Facebook del ForumDD. Chi sta cercando un’alternativa al diluvio di trasmissioni televisive su contagi e vaccini è cordialmente invitato a partecipare.

Leggi anche:

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.