Pandemia economica, troppi virus e troppo pochi microchip: si inizia con meno auto

Antonio Cipriani su Remocontro, 9 gennaio 2022

Prima è la Nissan, che chiude catene di montaggio e stabilimenti per carenza di microchip per l’elettronica che ormai fa camminare quasi tutto. La pandemia ha sconvolto i cicli economici internazionali e le sue ricorrenti ondate complicano tutti gli scenari predittivi. Più colpite le grandi multinazionali, costrette a lottare con una congiuntura fatta di carenza di materie prime, semilavorati ad alto valore aggiunto e di un’impennata nel costo dell’energia.

L’ottimismo politico di maniera

I politici sono propensi, per ovvie ragioni, a dipingere trend positivi. Forse poco realistici. Gli analisti sono più cauti, perché il sistema economico globale è ormai dominato da “dinamiche non lineari”. Ma non bastano certo solo le professioni di ottimismo ad alimentare la fiducia degli investitori. Ne sanno qualcosa le grandi aziende, specie quelle multinazionali, che si trovano quotidianamente a dover lottare con una congiuntura sfavorevole, fatta di carenza di materie prime, semilavorati ad alto valore aggiunto e di un’impennata nel costo dell’energia.

La lingua batte sul microchip che duole

E, se la lingua batte dove il dente duole, è necessario tornare a parlare dei “mitici” microchip e della botta mortale che la loro (quasi), improvvisa penuria sta infliggendo alle catene di montaggio automobilistiche di mezzo mondo. Questa volta, ad aprire i “cahier de doléances”, del settore più colpito dalla crisi, è il gran capo della Nissan, Makoto Uchida, una delle aziende più prestigiose del Giappone. Paese, aggiungiamo noi, che finora è rimasto impantanato nella recessione economica, causata, almeno parzialmente, da coronavirus.

Giappone, Nissan e Omicron

Uchida, in un’intervista alla BBC, ha detto che la variante “Omicron” complica le cose, perché aggiunge incertezza a un settore che già vive una situazione di forte disagio. Secondo Uchida, i lockdown e i conseguenti provvedimenti riguardanti il lavoro e la didattica a distanza hanno portato a una crescita esponenziale, nella domanda di computer, tablet e laptop. Inoltre, va ricordato che i semiconduttori sono componenti indispensabili nella produzione di beni durevoli, come lavatrici o smartphone. E senza microchip non solo non si costruiscono nuove automobili e camion ma anche computer, tablet e laptop.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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