Pagheresti 20 euro un caffè? (video)

Da Massimo Marnetto ho ricevuto e pubblico volentieri il link a un video diffuso da Oxfam Italia in occasione della Giornata per la Giustizia Fiscale. Svegliamoci e firmiamo anche noi la petizione! (nandocan)

***da Massimo Marnetto, 7 settembre 2016 – Bar di Prato, telecamera nascosta dietro la cassa, persone che consumano un caffè la mattina e quando devono pagare rimangono sbigottite dall’importo: 21 euro e 20 centesimi. Quanto?!? Io non pago… Chiamo i carabinieri… Voi siete pazzi… Il barista impassibile spiega che deve imporre un prezzo maggiorato, perché chi ha consumato prima è uscito senza pagare e qualcuno deve metterci i soldi anche per lui, altrimenti i conti non tornano. Prima che scoppi la rissa, il barista spiega che non è la prima volta che capita. Anzi avviene tutti i giorni per cifre ben più alte. Per le tasse che le multinazionali non pagano e che paghiamo noi al loro posto. Poi, svelatosi attivista, mostra la telecamera nascosta e il nervosismo della gente si trasforma in sostegno.

Questo è il succo del breve ma efficace video che Oxfam Italia ha girato e diffuso perché oggi è la Giornata della Giustizia Fiscale. E insieme vogliamo diventare un’opinione pubblica consapevole del furto degli ingenti contributi fiscali consumato a nostro danno dalle multinazionali e dai titolari di grandi patrimoni.

Basta Paradisi fiscali. Tolleranza zero per le tasse evase dai miliardari. Firmiamo la petizione (www.oxfam.it/taxjusticebloggingday)
Questa Giornata per la Giustizia Fiscale serve a far capire che noi cittadini non siamo né stupidi, né rassegnati all’arroganza dei ricchi.
E non vogliamo più continuare ad offrire miliardi di caffè ai furbi che non pagano il conto.

(Si ringrazia il Caffè Bacchino di Prato per la collaborazione e la pazienza mostrata durante le riprese)

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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