Ora sappiamo

di Raniero La Valle, 20 ottobre 2021

Nella trasmissione “Atlantide” della 7, domenica scorsa, è stato ricordato come, dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto 1945 e la capitolazione del Giappone, due team americani andarono a verificare sul posto gli effetti delle bombe. I membri della missione furono inorriditi di quello che trovarono, e constatarono che gli scienziati che avevano costruito le atomiche (alcuni dei quali partecipi della verifica) non avevano minimamente previsto quello che sarebbe avvenuto. 

Le foto e i documenti che ne ricavarono furono classificati come segreti e sparirono negli archivi per la condanna che la loro pubblicazione avrebbe fatto ricadere sui costruttori della bomba e sugli Stati Uniti che l’avevano sperimentata sulle carni vive delle città giapponesi votate allo sterminio. Come ha testimoniato Furio Colombo che come giornalista negli anni immediatamente successivi ne prese diretta conoscenza in America, la rievocazione di quell’evento suscitava negli Stati Uniti un enorme imbarazzo, nessuno ne voleva parlare e quando si entrava in argomento esso era subito chiuso. 

Allora lo sgomento impediva perfino di parlarne

Dunque l’ atomica è cominciata senza che coloro che le hanno dato inizio immaginassero che cosa effettivamente stavano facendo, e in modo tale che lo sgomento per quanto era stato compiuto impediva perfino di parlarne.
Ma oggi sappiamo tutto, non solo quello che è accaduto allora, ma tutto quello che ne è seguito nei decenni successivi per gli effetti a lungo termine delle radiazioni. Sappiamo delle vittime, dei loro inenarrabili dolori, e tutto ciò dobbiamo moltiplicare per migliaia di volte quanto si sono moltiplicati il ​​numero e la crudeltà devastante delle armi nucleari nel frattempo costruite, potenziate, arricchite, ammassate negli arsenali, disseminate e pronte all’uso in tutto il mondo e contro tutto il mondo. 

Allora gli Stati Uniti non sapevano e non immaginavano. Molte persone, anche scienziati e protagonisti dell’impresa a cose fatte si posero problemi morali. L’improbabile segreto provò a coprire imbarazzo, vergogna e forse pentimento. Allora si poteva ignorare che le armi nucleari mettevano nelle mani dell’uomo la decisione sulla fine del mondo. Ora gli Stati Uniti  lo sanno, ma è come se non lo sapessero. E invano lo sanno gli Stati che tali armi hanno costruito e accumulato dopo di loro. Lo sanno la Russia, la Gran Bretagna, la Francia, la Cina, l’India, il Pakistan, Israele, la Corea del Nord. E invano lo sa l’Italia che le armi nucleari ospita nelle sue basi e si dota degli aerei per usarle, e così tutti gli altri Paesi che sono della partita.

Il mondo ci ha provato a fermarsi, il papa che nel 2019 è andato apposta ad Hiroshima e Nagasaki. Non fa che chiederlo con tutte le religioni. Dalla “Pacem in terris” in poi sulla questione della guerra è cambiata l’immagine di Dio. Il 22 gennaio con la ratifica di 51 Stati è entrato in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, firmato da 86 Paesi.

Un Trattato che L’Italia non ha firmato e come lei nessun Paese della NATO.

Fino a quando le potenze nucleari non entreranno nella logica del disarmo e non accetteranno di aderire al Trattato la visione di un mondo libero dalle armi nucleari e non violento che pure fu avanzata dall’Unione Sovietica di Gorbaciov e dall’India di Raijv Gandhi nella Dichiarazione di Nuova Delhi  del 1986 sarà frustrata. E non si può nemmeno immaginare che la comunità umana sia salvaguardata nella sua pace e nei diritti di tutti i suoi membri da un ordinamento e una Costituzione a dimensioni mondiali, che è l’oggetto della nostra speranza.

Alcune delle fotografie che a suo tempo furono sepolte nel segreto sono state mostrate nella trasmissione di Andrea Purgatori che si può vedere al link  www.la7.it/atlantide/rivedila7/atlantide-pearl-harbor-hiroshima-i-segreti-di-una -guerra-18-10-2021-403169 .

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