Ora gli ‘ecofascisti’: il cambiamento climatico porta migrazioni, e il verde si fa scuro, quasi nero

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Anche la destra populista si adegua, segnala La Stampa. Negare i cambiamenti climatici non è più possibile, e per giunta le migrazioni di massa causate dal surriscaldamento globale sono il nemico da combattere. E il verde si fa scuro, verso il nero, spiega Francesca Santolini, aiutandoci a scoprire lo strano mondo dei fascisti ecologisti, complottisti, tra QAnon e negazionisti anti vaccini.

«Blut und Boden» (sangue e terra)

L’ecologismo di estrema destra non è affatto una novità. «Il motto nazista ‘Blut und Boden’ (sangue e terra) evocava una sintesi della necessaria purificazione del mondo attraverso il ritorno alla terra e il rapporto profondo e stabile delle comunità umane con il loro territorio».

L’ideologia nazista delle terra

«L’ideologia nazista della terra, che potremmo chiamare “econazismo”, fu il frutto avvelenato della convergenza di molti elementi ben radicati nella cultura tedesca del primo Novecento: misticismo, esoterismo, teoria della razza e nazionalismo», commenta il professor Emanuele Conte, ordinario di Storia del diritto all’Università RomaTre. «Il loro ecologismo era fortemente reazionario: considerava la purezza del sangue come una condizione indispensabile per la realizzazione di un vero equilibrio fra la terra e le comunità umane, e perciò aderiva con entusiasmo alle dottrine antisemite».

Negazionismo climatico

Dagli Stati Uniti all’Europa si stanno diffondendo correnti di pensiero reazionario, che sono passate dal negazionismo climatico all’interpretazione strumentale dei suoi effetti, per rafforzare contenuti ideologici e spesso razzisti, segnala Francesca Santolini.

Migranti e i loro ‘gas inquinanti’

Il procuratore generale repubblicano dell’Arizona ha chiesto di fermare i migranti in arrivo dal Messico, sostenendo che si tratta di persone che «emettono sostanze inquinanti, come l’anidride carbonica e altri gas serra nell’atmosfera». Una narrazione nata nei movimenti di estrema destra negli Stati Uniti e che ora sta contaminando il discorso politico e la propaganda di molti partiti di destra anche in Europa.

L’estrema destra  in Europa

  • In Spagna, Santiago Abascal, leader del partito populista Vox, ha chiesto un ritorno ad una «Spagna verde, pulita e prospera». 
  • Nel Regno Unito, il Partito Nazionale Britannico di estrema destra ha affermato di essere «l’unico vero partito verde» nel Paese per la sua attenzione ai temi della migrazione. 
  • In Germania, il partito populista di destra, Alternativa per la Germania (AfD), scopre che le ‘condizioni climatiche difficili’ in Africa e Medio Oriente provocheranno una “enorme migrazione di massa verso i Paesi europei”. 
  • In Francia, il Fronte nazionale, baluardo della negazione climatica, ha fondato un’ala verde chiamata New Ecology, con Marine Le Pen che ha promesso di creare la ‘civiltà ecologica leader del mondo’ con cibi coltivati localmente.

Ambiente e patriottismo

«L’ambientalismo è il figlio naturale del patriottismo, perché è il figlio naturale del radicamento», ha detto Le Pen nel 2019, aggiungendo che «se sei un nomade, non sei un ambientalista. Chi è nomade… non si preoccupa dell’ambiente; i nomadi non hanno patria».

Localismo verde nazionalista

E il populismo ambientale mette insieme la preoccupazione dell’opinione pubblica per la crisi climatica, il disprezzo per le élite al potere, un approccio paternalistico e antiscientifico ai temi della natura e soprattutto gli appelli per lasciare gli immigrati oltre i confini.

Gli sfollati della Terra

Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 il numero di persone sfollate a causa di disastri naturali aumenterà in tutto il mondo, fino a 1,2 miliardi. La maggior parte si sposterà all’interno dei propri Paesi, ma milioni di persone cercheranno rifugio oltre confine. Questi spostamenti forzati di popolazioni, avverte il Pentagono, causeranno conflitti interni ed esterni, seminando guerre e violenze.

Ecobordering, gli effetti come cause

Uno studio dell’Università di York ha definito “ecobordering” la tendenza dei partiti di estrema destra a incolpare del degrado ambientale i Paesi in via di sviluppo, per rafforzare le restrizioni all’immigrazione. «Eppure, per la scienza non ci sono dubbi, i principali responsabili dell’attuale crisi climatica sono i Paesi sviluppati: dal 1990 al 2015, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha emesso il doppio di CO2 rispetto alla metà più povera del pianeta, con gli Stati Uniti in testa per emissioni pro capite».

Populismo e mondo all’incontrario

«L’entità della sofferenza causata dal riscaldamento globale e le risposte sempre più urgenti per affrontarlo, rischiano di determinare risposte reazionarie, con la destre che cercheranno di etichettare come ingerenze delle élite qualsiasi misura imposta dai governi in chiave di tutela ambientale globale».

Tra QAnon e Gilet Gialli

L’interazione delle politiche di destra con i temi climatici sta alimentando i timori popolari che le prerogative dei cittadini siano attaccate da élite collegate all’alta finanza, al capitale mondiale, a consorterie occulte. «Questo contraccolpo è visibile nei movimenti di protesta come quello dei gilets jaunes (gilet gialli) in Francia, nato per l’opposizione alla tassa sul carbonio applicata al carburante».

Tra il dire e il fare

Vero che negli ultimi anni è aumentata la sensibilità dell’opinione pubblica sui temi dell’ambiente, ma il sostegno alle politiche climatiche precipita quando deve imporre misure che comportano la tassazione della benzina o altre norme che impattino direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini comuni. L’idea del sacrificio personale resta difficile da digerire, ed è molto più facile prendersela con i migranti anche per l’aumento delle emissioni di gas serra.

Sono temi di cui dovrà tenere conto chi – contrastando il populismo ambientale delle destre – voglia progettare strategie climatiche efficaci, eque e politicamente sostenibili.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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