Omicron, paura e confusione: il G7 dice una cosa l’Oms un’altra. Corsa alla terza dose

La variante ‘Omicron’ è “altamente trasmissibile”, servono “azioni urgenti”. I ministri della salute del G7 si riuniscono d’urgenza oggi per discutere del nuovo allarme pandemico arrivato dal Sudafrica venerdì. L’allerta è alta, ma per ora, al di là del blocco dei collegamenti aerei dai paesi africani toccati dalla nuova variante del coronavirus scattati venerdì stesso, non ci sono decisioni di sorta.
Poco dopo il summit, è l’Organizzazione mondiale della sanità a frenare sugli allarmi dicendo il contrario delle conclusioni del G7: “Non ci sono evidenze che Omicron sia più trasmissibile”.

G7, solidarietà vaccinale di convenienza

I ministri della Salute dei Sette Grandi correggono il tiro sul Sudafrica: «Lavoro esemplare» e poi cercando di tamponare la falla vaccini solo per ricchi, che se non immunizzano tutti, lasciano correre virus e crescere varianti sempre più pericolose. Giovedì nuovo piano di Biden, presto vertice Ue. Alla riunione dei G7 prevale la proposta del ministro Roberto Speranza di aiutare i paesi del sud del mondo non solo con dosi di vaccino, ma anche con “l’organizzazione delle campagne vaccinali”. 

L’imperativo in Europa ma anche oltreoceano è di evitare nuovi lockdown, spiega anche Joe Biden in conferenza stampa. Non fanno bene al morale e soprattutto all’economia.

Mea culpa dei vaccinati ricchi ed arroganti

L’emergenza in Sudafrica, dove secondo i dati della John Hopkins University, solo il 24 per cento della popolazione è vaccinato, dice chiaramente che la pandemia non sarà sconfitta fino a quando tutti i paesi del mondo non avranno i mezzi giusti per reagire. «Eppure la conferenza ministeriale del Wto, che questa settimana a Ginevra avrebbe dovuto discutere della condivisione della proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, come chiedono da un anno Sudafrica e India, viene posticipata sine die», il rilievo severo di Angela Mauro sull’HuffPost.

Non solo vaccini ma il vaccinare

«Dobbiamo supportare concretamente chi non ha servizi sanitari strutturati e capillari come i nostri. Occorre essere certi che i vaccini donati vengano effettivamente somministrati e nei Paesi più fragili per farlo ci sarà bisogno del ruolo di coordinamento di Onu e Oms». Biden si vanta di aver donato 275 milioni di dosi ai paesi meno sviluppati, «ora anche gli altri Stati devono fare di più». Col coordinamento Onu per non fare altri pasticci come col Sudafrica fatto diventare Stato-paria per l’allarme sanitario subito dato , il sottinteso.

Servono Onu, Oms, ma intanto la Cina

Più Onu e chiarezza OMS. Ma intanto Omicron rimette in moto la ‘concorrenza cinese’. Pechino fa sapere che offrirà un miliardo di dosi ai paesi africani e incoraggerà le aziende cinesi a investire nel continente per non meno di 10 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

L’Europa poco unita

Anche l’Ue si deve dare una mossa e coordinarsi meglio. I leader europei si vedranno in videoconferenza straordinaria nei prossimi giorni. Solo giovedì scorso la Commissione Europea ha presentato nuove raccomandazioni per impedire che ai vaccinati titolari di Green pass venga richiesto un tampone o la quarantena nei viaggi tra i paesi dell’Unione. Ma già venerdì il Portogallo ha introdotto l’obbligo di tampone per chi arriva dall’estero, anche dagli altri Stati membri oltre che da fuori Ue.

Italia, spinta alla terza dose

Alcune regioni faticano a ripristinare la rete vaccinale, sottolinea il Corriere della Sera. Ci sono alcune regioni che viaggiano a scartamento ridotto. Obiettivo per le prossime due settimane, circa 400mila inoculazioni al giorno. Ma al momento siamo lontani vista la necessità di coprire oltre 16 milioni di over 60 e assicurare il più possibile alla campagna molti dei 7 milioni di non vaccinati, incentivati ora dai vincoli alle attività sociali imposti dal 6 dicembre dal super Green Pass.

I ritardi più gravi

Le più in ritardo sono Sicilia, Calabria e Friuli Venezia Giulia, che hanno coperto appena un terzo di tutti i destinatari. Vanno molto meglio il Molise (75%), il Piemonte (63,2%), l’Umbria (60,6%), la Toscana (60,1%) e il Lazio (58,5%). La Lombardia ha già inoculato 954mila richiami. I vaccini non mancano anche in virtù del fatto che i richiami hanno un dosaggio ridotto: un terzo quella di Pfizer, la metà quella di Moderna.

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