Omicron, Londra prevede un milione di casi entro un mese e Boris tra scandali e Green Pass, questa volta traballa

da Remocontro, 19 gennaio 2022

Minaccia Omicron sul Regno Unito, ma non solo. «In Gran Bretagna ci potrebbero essere circa un milione di casi Omicron entro un mese», ha detto il ministro della Salute Sajid Javid parlando a Sky News. Ma il Regno di Elisabetta, oltre che dal Covid, è ora minacciato e scosso dai sussulti del governo dell’estroso e caotico premier Boris Johnson, forse vicino alla fine del suo turbolento percorso politico.

Omicron da paura e Boris ci ripensa un’altra volta

Dopo aver decretato un irresponsabile ‘liberi tutti’ persino dalla semplice mascherina per incasso elettorale e favore all’imprenditoria, nella Gran Bretagna della giostra politica Boris Johnson, scattano le restrizioni necessarie: green pass per i grandi eventi e «lavorare da casa quando possibile». Dietro la scelta del primo ministro anche il tentativo di distogliere l’attenzione dallo scandalo della festa di Natale (più di una) in cui lo staff di governo s’è preso beffa delle restrizioni anti Covid imposte al resto dei Regno. 

Il Green Pass alla Johnson

Il primo ministro ha annunciato l’introduzione di una forma di Green Pass, chiamandola in un altro modo per non svergognarsi, ma il trucco non regge. Certificato di vaccinazione per discoteche e grandi eventi, come se nel Regno Unito pensassero solo al calcio o a ballare. Il resto dei divieti arriverà presto, come nel resto del mondo. Da subito, torna l’uso della mascherina a gran parte dei luoghi chiusi. Sono misure che fino a ieri sera avevano spaccato il governo, ma ora lo scandalo della scorso Natale rischia di affondarlo.

Tentativi di silenziatore, invano

Il Daily Mirror aveva rivelato che l’anno scorso si era svolta a Downing Street una festa di Natale, nel periodo in cui i regolamenti anti-Covid lo vietavano. «Per giorni ministri e portavoce si sono attorcigliati in improbabili giustificazioni, negando che si fosse trattato di un vero party e insistendo che le norme erano state rispettate», scrive Luigi Ippolito sul Corriere della sera. Ma da ieri c’è un clamoroso video in cui si vede lo staff di Downing Street che scherza sul party e su come lo si potrebbe giustificare in pubblico.

Presa per i fondelli e ora rabbia

«Le reazioni sono state di sconcerto e indignazione. Stamattina Johnson ha provato goffamente a scusarsi in Parlamento, nel corso di una seduta caotica, e ha promesso una indagine interna. Ma ha insistito a dire che nessuna regola era stata violata. La credibilità sua e del governo sono però a pezzi». Difficile ora far accettare nuove restrizioni nel dubbio di qualche ulteriore inganno anche su Omicron, che corre più veloce delle bugie di Boris. «Ma è soprattutto l’impressione di un governo alla deriva che emerge dagli avvenimenti degli ultimi giorni».

Una leadership caotica

All’interno dello stesso partito conservatore cresce il disorientamento di fronte a una leadership caotica, e i nazionalisti scozzesi hanno già chiesto le dimissioni di Johnson. Difficile capire come Johnson possa riuscire a risalire la china. Boris Johnson non solo sotto schiaffo ma anche felicemente papà (forse per la sesta volta e da più mogli): gli è nata una bambina, data alla luce stamattina dalla moglie Carrie. Così il piccolo Wilfred, nato un anno fa, anche lui quando Boris era già primo ministro, avrà una sorellina da babbo premier, ma non è detto per molto. 

Boris papà non basta

Lieto evento che non basta a soffocare lo scandalo della festa lockdown. Almeno sette le feste organizzate da membri e staff del governo durante il periodo di restrizioni dell’anno scorso, e su almeno tre di queste è già scattata un’indagine ufficiale . Alcune nello stesso appartamento di Boris e Carrie, la loro residenza di Downing Street sottoposta a un costoso ‘reastyling’ che già ora costerà una multa di circa 20 mila euro al partito conservatore per finanziamento occulto ai genitori Johnson. E il peggio non è ancora arrivato, stando ai sondaggi che danno i conservatori di Boris a precipizio.

Oltre le sette vite del gatto

Da un sondaggio fresco di giornata, il 63 per cento dei britannici pensa che il premier dovrebbe dimettersi. Mentre i laburisti avrebbero ormai a 4 punti di vantaggio sui conservatori. «C’è un tanfo da fine di regime che emana da Downing Street», avverte il Daily Telegraph, che è il quotidiano dove Boris lavorava. Gli stessi conservatori in rivolta -sempre Ippolito- «rispetto a un leader che regna nel caos più totale». Boris vincente ma mai troppo amato per le sue troppe ‘estrosità’ e giravolte.

Ora, con la sua credibilità è pezzi, da asso nella manica si sta trasformando in un fardello. Da cui potrebbe essere saggio liberarsi al più presto.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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