Omicron guasta-Feste, ma Iran quasi nucleare e Israele con atomiche vere minacciano pessimi fuochi d’artificio

Piero Orteca su Remocontro, 13 gennaio 2022

Notizia sepolta dall’ennesima ondata Covid e dei regali di Natale. Israele: «neutralizzare programma nucleare iraniano, con o senza un accordo». E ad invocare ieri l’uso della forza è stato il presidente Isaac Herzog, ex leader laburista e noto come una «colomba», dopo il colloquio con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa, Jake Sullivan. Washington-Gerusalemme tra soluzione diplomatica a Vienna e missili sui siti nucleari di Teheran con le risposte che verrebbero.
L’Iran sta attualmente arricchendo l’uranio al 60%, ben oltre il 3,67% consentito dall’accordo del 2015, ma non oltre la soglia del 90% che consente di assemblare ordigni nucleari.
Ma Piero Orteca aggiunge altro.

Iran e Israele senza Natale

Questa volta la notizia, un po’ a sorpresa, arriva direttamente da Teheran. Dal suo “Times”. Il quotidiano degli ayatollah, in lingua inglese, spara un annuncio che rimbomberà in tutte le Cancellerie: tra febbraio e marzo del 2022, Iran, Russia e Turchia s’incontreranno per coordinare un’azione comune sulla Siria. In quell’occasione, verranno analizzati i progressi fatti durante le trattative tra il governo di Damasco e le opposizioni. Questa tornata diplomatica, per ora, si tiene in Khazakistan, a Nur-Sultan (la vecchia capitale Astana).

Iran-Russia-Turchia e stretto di Hormuz

Al di là del significato strettamente politico dell’annuncio, comunque, deve essere valutata anche la sua portata strategica. L’asse costituito da Turchia, Russia e Iran può giocare un ruolo fondamentale sullo scacchiere euro-asiatico. In particolare, si tratta di un “blocco” che controlla il transito delle “pipelines” energetiche. Tutto questo mentre, nel Golfo Persico, la lingua batte dove il dente duole: lo Stretto di Hormuz. Logico quindi che, soprattutto da quelle parti, gli iraniani abbiano organizzato spettacolari esercitazioni militari.

Teheran e la minaccia a difesa

L’obiettivo era quello, lo ha capito anche chi non masticava strategia, di bloccare il “collo di bottiglia” da dove passa tra 1/5 e ¼ del petrolio mondiale. Un messaggio di “sguincio”, lanciato a tutti i potenziali avversari della teocrazia persiana, giusto durante una pausa dei colloqui di Vienna sul nucleare. Non appena si è fermata la diplomazia, sono immediatamente entrati in azione i “pasdaran”. Tanto per ricordare a chi ha la memoria corta che, come diceva Von Clausewitz, “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”.

Agli Usa perché fermino Israele

E di armi e parafernalia bellici assortiti, le Guardie Rivoluzionarie degli ayatollah ne hanno a tonnellate, a cominciare dalla leggendaria “divisione aerospaziale”. Massicciamente esibiti anche i mezzi navali veloci d’assalto. L’esercitazione ha però riguardato altre aree del Paese, da quelle costiere fino alla regione centrale del Khuzestan e a quella meridionale di Bushehr. Gli iraniani hanno approfittato delle manovre, per lanciare un avvertimento molto chiaro a Biden. Il maggior generale Gholam Alì Rashid, comandante delle truppe “aerospaziali”, ha detto che in caso di attacco aereo israeliano ai siti nucleari di Teheran, il suo governo considererà direttamente responsabile la Casa Bianca.

Tentazioni di forza israeliane

Inoltre, le reazioni saranno rivolte anche verso quei Paesi che offriranno sostegno logistico o, semplicemente, il loro corridoio aereo. Immediata la replica del ministro della difesa israeliano, Benny Gantz, che parlando lunedì alla Knesset, ha invitato tutti (gli alleati) a sfruttare il momento di debolezza dell’Iran. Secondo Gantz, il governo di Teheran è alle corde, soprattutto da un punto di vista economico e le sanzioni stanno funzionando efficacemente, con investimenti che sono crollati della metà. Quindi non è il momento di alleggerirle.

Più in generale, parlando di Israele, Gantz ha detto che negli ultimi 18 mesi il suo Paese ha rafforzato tutte le misure di sicurezza contro le minacce esterne. Insomma, anche Gerusalemme scalda i muscoli.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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