Olimpiadi

***di Massimo Marnetto, 3 agosto 2021

Vedo i giochi olimpici come come un’esasperazione dell’attività sportiva, che lede il sano equilibrio tra mente e corpo. La biografia di questi atleti, infatti, descrive allenamenti così intensivi da non lasciar loro tempo per altro. Uomine e donne che diventano “macchine” costruite e potenziate per abbattere un record.

Intere giovinezze passate nelle palestre, sui campi a ripetere gesti, sempre gli stessi, nell’ossessivo obiettivo di migliorare un punteggio, un tempo. Così le vite di questi gladiatori odierni – spesso di famiglie povere – diventano monotematiche. La cura del loro corpo divora il tempo che invece avrebbero il diritto e il dovere di dedicare alla loro mente. E a me fanno pena.

La tristezza dei tanti sconfitti fa l’euforia dei pochi vincitori, intere giovani vite sacrificate in una breve prestazione. La folla urla per la vittoria, il campione per l’adrenalina, gli sponsor per i loro prodotti, la politica si dopa del dopo. Qualcuno diventa famoso, gli altri tornano nell’ombra.

Contrario alle Olimpiadi? No, il simbolo della tregua rimane. Ma dobbiamo essere consapevoli che quelle che vediamo gareggiare sono persone deformate per il nostro godimento.

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