Oggi, venerdì santo, appello per la vita di 529 condannati a morte in Egitto

Egitto 529 condannati a morteUn maxi-processo contro i Fratelli musulmani in Egitto si è concluso con 529 condanne a morte, per capi di accusa che includono anche l’omicidio. E’ una nuova tappa dell’escalation contro il movimento islamista voluto dal governo egiziano guidato dai militari dopo la deposizione di Mohammed Morsi. Dalla rivista fiorentina “Testimonianze”, della cui redazione facevo parte mezzo secolo fa, ricevo e pubblico volentieri questo appello, al quale è possibile aderire scrivendo a infotestimonianze@gmail.com  (nandocan)

di Severino Saccardi, direttore di “Testimonianze”, 18 aprile 2014  – CINQUECENTOVENTINOVE (529) “poveri cristi” (forse malfattori, forse colpevoli, sicuramente poco raccomandabili politicamente) CONDANNATI A MORTE IN EGITTO? Quando farsi questa domanda se non alle soglie del Venerdì Santo, che evoca, appunto i tormenti di un condannato a morte dalla casta politica, religiosa e militare del suo tempo? Dio mi perdoni se ho nominato il suo nome invano, ma questo mi sembrava giusto dover dire. Quando, se non nel giorno del Venerdì Santo (che prelude a quella Festa della vita che è la Pasqua) lanciare un appello al mondo contro la pena di morte?

Con due precisazioni, certo: essere contro la pena di morte non vuol certo dire essere per l’impunità dei colpevoli. Chi ha sbagliato, paghi e paghi dovendosi confrontare tutta la vita con il suo crimine e con il male commesso. Con le dovute garanzie giuridiche per l ‘imputato (che mi pare siano state e siano molto labili nel “caso Egitto”), sia condannato e paghi quel che deve, per rispetto a se stesso, al recupero della sua dignità di essere umano ed alla società offesa.

Seconda precisazione: oggi siamo a parlare (ameno noi ne parliamo, ma sono pochissime , ci sembra le coscienze che ne sono scalfite; un segno grave dell’ottundimento della nostra sensibilità) dell’ EGITTO, ma siamo CONTRO LA PENA DI MORTE OVUNQUE NEL MONDO (in Cina, in Iran, dove ne impiccano a decine, mentre il mondo tace, nei democraticissimi USA) e siamo anche contro l’APPLICAZIONE DI FATTO DELLA PENA DI MORTE PER ALTRE VIE (nemmeno legali): come nelle persecuzioni religiose (dove decine di persone vengono uccise o fatte saltare in aria per la loro semplice adesione ad un credo invece che ad un altro. Una vergogna).

Bene. Perché non ci ribelliamo? “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, urlava Gesù, in modo umanissimo dalla Croce. E quando, se non il Venerdì Santo, e quando se non in prossimità della Pasqua, dobbiamo fare (cristianamente e/o laicamente) un esame di coscienza su tutto questo? PAPA FRANCESCO, che amo, non ha niente da dire (mi si perdoni l’ardire della domanda) sui condannati d’Egitto e sui condannati a morte nel mondo?). Mentre ricordiamo la vicenda di un condannato a morte, che ci hanno detto che sia risorto per darci la speranza, ci accingiamo a consumare la colomba e il dolce pasquale, a vuotare il calice dello spumante ed a sobbarcarci qualche doveroso, e anche piacevole, pranzo con amici e parenti. Poi tutto torna come prima. Le cerimonie rievocative della Passione saranno (sono vissute spesso) come episodi folkloristici o poco più e i condannati a morte del mondo riprendono l’attesa agonica del loro imminente destino.

Che dire, amici? Vi faccio volentieri gli auguri. Vi voglio bene. Ma faccio gli auguri, soprattutto, ai condannati a morte di tutto il mondo: che qualcuno finalmente si prenda cura di loro (innocenti o colpevoli, “comuni” e “politici” che siano) e lavoro davvero per sradicare questa vergogna dal mondo. PENA DI MORTE: MAI PIU’. E ricordiamoci (religiosamente e laicamente che senza la vera memoria del Venerdì Santo, la Santa Pasqua non è che un rito buono per essere evocato sulle cartoline illustrate (ma anche le tenere cartoline illustrate di una volta non ci sono più). Il mondo spesso è crudo, buio , oscuro e la luce pasquale fa fatica a penetrarvi.

P.S. Rinnovo l’invito a tutti gli amici a sottoscrivere l’appello per la salvezza dei condannati a morte in EGITTO, lanciato dalle rivista “Testimonianze”, dando l’adesione a infotestimonianze@gmail.com

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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