Oggi alle 18 tutti a piazza Farnese in solidarietà con le vittime e a difesa della libertà di espressione e di informazione

5391301

 Armati di kalashnikov, sono entrati al grido di “Allah u’ akhbar” nella sede parigina di Charlie Hebdo. Erano tutti lì per una riunione di redazione, e hanno compiuto la strage. Che è stata rivendicata: “non infangherete più la figura del profeta Maometto”. Ma lì come altrove quel grido aveva un unico scopo: quello di coinvolgere abusivamente l’Islam e il maggior numero possibile di musulmani nel disegno  sanguinario di qualche migliaio di terroristi. C’è chi li aiuta vendendo armi e chi con la propaganda dello scontro amico-nemico. Il nemico non è l’Islam, contrariamente a quanto scrive Belpietro. La stragrande maggioranza del miliardo e mezzo di fedeli di quella religione vogliono e pregano per la pace. Nè Al Quaeda nè l’ Isis riusciranno a portare sulle loro posizioni se non una piccola frangia di militanti dell’islamismo più radicale. Ma è vero che il fanatismo potrebbe accrescersi  se in Francia, in Europa e in tutto l’Occidente passasse la folle idea di uno “scontro di civiltà”. “Questo è l’Islam”, titola stamani a tutta pagina Libero quotidiano. E nessun titolo di giornale italiano sarà stato più gradito di questo agli attentatori. Quello di ieri mattina è un attentato terroristico e tutti, credenti o non credenti in qualsivoglia religione, lo tratteremo come tale. Ma la libertà di espressione, anche quando si esprime attraverso la satira, anche quando il suo uso può risultare inopportuno, continuerà ad essere difesa, senza se e senza ma (nandocan).

***da articolo 21 – Oggi 8 gennaio alle ore 18, a Roma, fiaccolata di solidarietà per le vittime dell’attentato terroristico nella redazione di Charlie Hebdo e a difesa della libertà di espressione e di informazione in Francia, in Europa ed ovunque nel mondo. L’appuntamento è in piazza Farnese, davanti alla sede dell’Ambasciata di Francia. A promuovere l’iniziativa sono, tra gli altri: Federazione Nazionale Stampa Italiana, Ordine nazionale dei giornalisti, Articolo21, Associazione Stampa Estera, Associazione stampa romana, Usigrai, Cgil, Cisl, Arci, Acli, Amnesty Italia, Se Non Ora Quando, GiULiA Giornaliste, European Alternatives, Libera informazione, Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano, Redazione del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e di Pagine Ebraiche,  Unione Italiana Sport Per tutti (Uisp), Ossigeno per l’Informazione, Ordine dei giornalisti del Lazio, Giornale Radio Sociale, Forum nazionale del Terzo Settore.

L’elenco delle adesioni verrà aggiornato nelle prossime ore sui siti delle diverse associazioni.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: