Obama peggio di Nixon nell’ attacco al giornalismo. Solidarietà transnazionale contro la sorveglianza di massa

dalla Redazione di LSDI,  13 ottobre 2013

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‘’Obama sorpasserà Nixon come peggior presidente degli Stati Uniti nel campo del rapporto fra sicurezza Nazionale e libertà di stampa“. E’ la convinzione di James Goodale, ex consigliere del New York Timessecondo cui ‘’il Presidente Obama punta a criminalizzare l’ informazione giornalistica sulla sicurezza nazionale’’.

Lo osserva sul Guardian  Glenn Greenwald (il giornalista che ha lavorato sui documenti dell’ ex contractor della NSA, Snowden) in un articolo dal titolo ‘’Obama’s Attacks on Journalists are Worst Since Nixon’’.  Greenwald spiega come l’ Amministrazione Obama stia mostrando una ostilità particolarmente intensa e, per molti aspetti, senza precedenti nei confronti del giornalismo. Tanto che anche uno dei giornali più ‘’vicini’’ al presidente, Motherjones.com denuncia la ‘’Guerra di Obama alle gole profonde’’.

Ostilità senza precedenti nei confronti del giornalismo

La situazione è tale che, per la prima volta nei suoi 32 anni di storia (fu fondato a New York nel 1981), il Committee to Protect Journalists, un’ organizzazione indipendente che si è sempre concentrata sulla difesa dei giornalisti e della libertà di stampa oltre i confini del mondo occidentale, è stato spinto a occuparsi di problemi interni, realizzando uno studio molto critico sui rapporti fra l’ amministrazione Obama e la stampa.

E invitando i giornalisti a praticare nuove forme di solidarietà oltre le frontiere nazionali per opporsi alla criminalizzazione prodotta dalla sorveglianza di massa.

Segno, appunto, che, come molti altri indicatori dimostrano in questo periodo, le cose fra la Casa Bianca e il giornalismo non stanno andando per il verso giusto.

Una ulteriore conferma viene anche dall’ intervento di una testata della destra radicale come The New Americanche ha segnalato con enfasi la rottura di sintonia fra Obama e la stampa mainstream americana, indicando proprio nel Rapporto del CPJ un segnale molto evidente di questa crisi. ‘’Obama si rivolge contro la stampa che lo ha aiutato alle elezioni?’’.

Il mutamento di clima è stato segnalato con prontezza anche da Wired.it, che sottolinea: ‘’ È bene notare che si tratta del primo report di questo tipo dedicato agli Usa mai realizzato dal Committee to Protect Journalists’’.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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