Obama ha perso. L’America profonda è pronta a barattare un pò di benessere sociale in cambio di un’immagine vincente

Obama-6751Concordo sui motivi elencati da Di Bella. Ne aggiungo uno: l’impotenza dimostrata nella ricerca di una soluzione al conflitto Israele – Palestina, indispensabile premessa, anche se insufficiente, a una pace stabile in M.O. Entusiasmo e determinazione (“Yes we can”) possono portare al governo, ma per governare con successo contano i fatti. E i sogni, come quello di una rivalutazione del ruolo delle Nazioni Unite o di un intervento efficace contro il riscaldamento globale, bisogna almeno provare a trasformarli in realtà. Ha ragione Di Bella, l’assenza di nuove iniziative belliche americane va iscritta a merito  della presidenza Obama, ma bastano e avanzano le guerre che già sconvolgono buona parte del mondo e attendono da anni o addirittura decenni una valida mediazione (nandocan).

***di Antonio Di Bella, 5 novembre 2014 – Per chi non ha tempo un elenco essenziale dei motivi per cui Obama ha perso.
1) Ebola: gestione fredda ,ravvivata malamente da un incontro con un’infermiera malata.
2) Siria: fissa la cosiddetta linea rossa e Assad la supera senza conseguenze.Debole.
3) Isis: sotto la sua presidenza gli islamici sono arrivati a formare uno stato
4) Ucraina: la Russia e’ ridiventato un gigante e Putin sembra giocare con Obama al gatto col topo
5) Discriminazione razziale: sotto il primo presidente afroamericano della storia sono avvenuti alcuni gravi episodi di discriminazione razziale e la risposta non e’sembrata adeguata alla gravita’ dei fatti
6) Guantanamo: ” chiudero’ Gtmo” aveva promesso il candidato Obama. Promessa non mantenuta ma in genere tutto il dossier dei diritti individuale sembra dimenticato e le forzature del Patriot Act di Bush non sono state emendate.

Resta l’economia: nel 2009 la disoccupazione era al 10 per cento,oggi e’scesa al 5,9.
Un sogno per noi europei. Ma l’America profonda,a differenza dell’Europa, e’pronta a barattare un po ‘ di benessere sociale in cambio di un’immagine vincente del Paese nel mondo.  E Obama, partito come il candidato dei sogni, si e’trasformato in un freddo giocatore di poker, troppo moderato per scaldare i liberal, troppo pragmatico per entusiasmare i repubblicani.
Personalmente ritengo che  i punti elencati abbiano anche, tutti insieme,un risvolto positivo: l’assenza di nuove iniziative belliche americane nel mondo. Ma questo sembrano dimenticarlo tutti, impegnati come sono a invocare il leader forte e la nazione leader forte,dimenticando forse i guai che questo tipo di concezione della politica ha portato in passato. Forse bisognerà aspettare qualche tempo per un giudizio ponderato sui pro e i contro della presidenza Obama.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: