Not in my name. I Tg di venerdì 20 novembre

***di Luca Baldazzi – Alla vigilia dalla manifestazione che vedrà le comunità musulmane nelle principali città italiane esprimere il proprio dissenso verso gli attentati terroristici degli ultimi giorni, solo Tg4 continua pervicacemente sulla linea delle “prese di posizioni ambigue”. Posizioni che, guardando gli approfondimenti di Tg3 e Tg2, paiono invece abbastanza chiare: totale rifiuto ed estraneità verso azioni condotte da gente che di “islamico” hanno solo il “nome”. Tra i 7 Tg, soltanto Tg2 rilancia inoltre la manifestazione sul web “Not in My Name” con cui gli islamici da tutto il mondo prendono le distanze dagli “islamisti”.
L’assedio in Mali all’hotel Raddison Blu di Bamako, in cui 140 tra clienti stranieri e personale sono rimasti in ostaggio di una cellula jihadista, durato 11 ore, sottrae le ricerche del terrorista Salah in Belgio dall’apertura di tutte le testate. 21 le vittime finora accertate, 19 ostaggi e 2 terroristi. Le immagini e le testimonianze arrivate nel corso della lunga azione militare abbondano nei servizi, ma solo Tg1, Tg3 e Tg La7 forniscono le necessarie ricostruzioni per dare un’idea della situazioni in Mali, da tre anni diviso in due Aree, una controllata dal governo legittimo, l’altra da tre diversi gruppi islamici. L’appello del presidente Hollande, “Un attacco al Mali è un attacco alla Francia”, viene lanciato alto dal Tg1 e dal Tg2.
Inevitabilmente, l’evolversi delle indagini ed i retroscena sul blitz di mercoledì occupano buona parte delle edizioni di tutti i Tg. La ricerca dell’ottavo terrorista, Salah, le nuove immagini della fiammata della detonazione durante il blitz di Saint Denis ed i dubbi sulla cugina di Abaaoud, presentata come la prima kamikaze europea, che potrebbe non essersi fatta esplodere. Alcune testate Mediaset dedicano inoltre servizi alla “settimana del terrore”, ripercorrendo gli eventi che dalla notte di venerdì scorso hanno fatto precipitare l’Europa nel vortice della paura. Una tensione che si traduce in maggiori controlli sulla circolazione, decisi oggi dal Consiglio D’Europa, per i paesi dell’area Schengen (titoli per i Tg Rai, Tg5 e Tg La7), che in alcuni paesi, tra cui il nostro, sembra dar luogo a fenomeni di isteria.

A parlare di psicosi terrorismo, in relazione ai molti falsi allarmi nella capitale, sono Tg2 e tutti i Tg delle 20, con Tg1 che dedica un servizio agli effetti che questo clima di tensione sta avendo sulle abitudini degli abitanti in aree metropolitane. Sempre i Tg delle 20, Tg3 e Tg2 riportano della falsa segnalazione fatta circolare tramite il social WhatsApp che ventilava pericolo di attentati stasera nella zona di Ponte Milvio a Roma e che ha visto lo stesso presidente del Consiglio Renzi servirsi del medesimo social per smentirla e tranquillizzare la popolazione capitolina.
Per il resto, la legge di stabilità passata al Senato con la fiducia compare a fine edizione un po’ per tutti. Tg1, Tg5 e Tg La7 dedicano un titolo alla scoperta, a seguito di un arresto di esponenti dei clan corleonesi, di un possibile attentato contro il ministro degli Interni Alfano, colpevole di “aver tradito per aver aggravato il 41 bis”, che da Bruxelles risponde: “Liberare la Sicilia da questi maledetti vale più della mia vita”. La Corte di Cassazione che assolve in via definitiva 6 scienziati della Commissione Grandi Rischi dell’Aquila, trova spazio solamente su Tg2 e Tg La7
Presenti ovunque le immagini della “confessione” (così viene fatta passare) davanti ai carabinieri della madre di Loris Mazzetti, cui alcuni Tg Mediaset dedicano dai due ai quattro servizi.
Nella giornata Mondiale dei diritti per l’infanzia solo su Tg2 compaiono i dati Caritas sulle decine di milioni di bambini a rischio nelle zone di guerra, mentre l’appello all’accoglienza lanciato dalla Commissione Bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza per l’accoglienza dei bambini senza genitori arrivati in Italia viene fatto sentire solo su Tg2 e, in 20 secondi, da Tg4.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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