Non può diventare Presidente della Repubblica chi ha violentato l’Articolo 21 della Costituzione

Loris Mazzetti su Articolo 21, 30 Dicembre 2021.

Sta accadendo un fatto che meriterebbe più attenzione da parte media: la scalata di Silvio Berlusconi al Quirinale.

“Solo un tentativo”

“Solo un tentativo”, così gli esperti definiscono l’intenso lavoro di relazioni e campagna acquisti voti in Europa e a Montecitorio che l’ex Cavaliere sta mettendo in atto. È un ingenuo chi considera impossibile per Berlusconi raggiungere l’obiettivo. “Per lui”, sostengono sempre gli esperti: “è il tentativo di sovvertire l’impossibile”. Inutile chiacchiericcio, utile solo per dare linfa agli agonizzanti talk show tv.

Al leader di Forza Italia l’impresa è già riuscita una volta quando, nel 1994, sconfisse il favorito Occhetto, conquistando Palazzo Chigi. Bisogna fare attenzione perché è entrato in circolo un secondo virus che sta mettendo a rischio la credibilità dell’Italia. Per Berlusconi il Quirinale rappresenta l’obiettivo della vita, il sogno del cumenda milanese disposto a tutto pur di raggiungerlo. Lo sanno bene gli alleati Salvini e Meloni che sull’argomento navigano nell’imbarazzo, più la leader di Fratelli d’Italia che il leghista.

Per uno che è riuscito a far votare il Parlamento che Ruby Rubacuori è la nipote di Mubarak, che ha fatto dichiarare pubblicamente alla senatrice Elisabetta Casellati, oggi presidente del Senato, di aver sentito il presidente egiziano fare riferimento alla nipote Ruby durante un incontro ufficiale, nulla è impossibile.

Un aiutino

Purtroppo un aiutino all’ex Cavaliere sta arrivando dai partiti di centro-sinistra, divisi tra chi rifiuta di esprimersi, chi ritiene la proposta “irricevibile” ma non si oppone e chi, timidamente, dichiara che “finché Berlusconi è in pista loro non trattano l’argomento”.

Anche la società civile sta latitando come se non fosse interessata al tema. Bisognerebbe, invece, dichiarare, forte e chiaro, mobilitando l’opinione pubblica, che questa candidatura non può esistere. Sotto sotto, in segreto, tutti stanno manovrando, convinti, come dicono gli esperti: “È solo un tentativo per sondare il terreno”.

Che fine hanno fatto gli anticorpi della democrazia?

I cittadini meritano più rispetto. Questo girarsi dall’altra parte, far finta di non vedere le manovre del capo di Forza Italia, aiutano la sua scalata.

Due conduttori tv, una sera di diversi anni fa, tra un bicchier di vino e un caffè, mi raccontarono che Berlusconi, ancora lontano dalla “discesa in campo”, su un camper che in incognito girava di notte per Milano, per capire i comportamenti dei giovani, i loro bisogni e i loro desideri, per tarare i futuri programmi tv, raccontava, tra una battuta e l’altra, che un giorno sarebbe salito al Quirinale come primo cittadino del Belpaese.

Questa è la sua ultima occasione. Viste le ottantacinque primavere e una salute un po’ acciaccata, come dimostrano i continui ricoveri ospedalieri che solo casualmente hanno coinciso con la richiesta del pm di una sua testimonianza in tribunale, sarebbe per lui più consigliabile essere cauto e fare il nonno, anzi il bisnonno.

Berlusconi, nonostante sia un pregiudicato, condannato per frode fiscale al processo Mediaset con relativa interdizione dai pubblici uffici (pena scontata), per la nostra Costituzione è eleggibile. Per gli italiani, invece, non lo dovrebbe essere moralmente e eticamente come ha raccontato la BBC in un reportage in cui sono elencati i suoi successi politici oscurati dalle innumerevoli accuse penali e dai suoi festini sessuali noti come Bunga Bunga; dalle accuse (mai provate) di avere avuto rapporti con la mafia, anche se il suo più stretto collaboratore, Marcello Dell’Utri, sta scontando sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e il mafioso Mangano, che  ha lavorato nella villa di Arcore come stalliere, è stato definito dallo stesso Berlusconi: “Un eroe per non aver ceduto al ricatto dei giudici”; dalla sua iscrizione alla loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli, accusato di aver giurato il falso davanti al tribunale di Verona sulla sua iscrizione, reato estinto per avvenuta amnistia.

A febbraio, mentre si voterà per il PdR

A febbraio, mentre si voterà per nominare il presidente della Repubblica, Berlusconi dovrà rispondere in tribunale dell’accusa di aver corrotto i testimoni del processo Ruby Ter. Che lui sia inadeguato a ricoprire la carica lo dimostrano anche le innumerevoli gaffe fatte in giro per il mondo: le corna durante le foto ufficiali; dell’europarlamentare tedesco Schulz ha detto: “Lei può fare la parte dei kapò in un film sui nazisti”; Obama definito l’abbronzato; “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno mandava la gente a fare vacanza al confino”; per non parlare di quelle con e sulla Merkel.

Inimmaginabile vederlo seduto sulla poltrona che è stata di Einaudi, Pertini, Ciampi, Mattarella, esempi di garanti della democrazia. Non può diventare presidente della Repubblica chi ha violentato l’Articolo 21 della Costituzione.

L’editto bulgaro

Il 18 aprile 2002 a Sofia in visita ufficiale, durante la conferenza stampa con il premier bulgaro, di fronte a decine di giornalisti e troupe tv, emanò l’editto bulgaro contro Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, accusandoli di “aver fatto un uso criminoso della tv”. Poi i suoi uomini in Rai eseguirono l’ordine: prima chiusero le redazioni dei programmi, poi allontanarono i criminali dalla tv. Biagi ritornò in onda su Rai3 dopo cinque anni, qualche mese prima di morire; Santoro, dopo cinque sentenze a favore, riprese il suo posto a Rai2; a Luttazzi, invece, la Rai ancora oggi tiene la porta di viale Mazzini sbarrata.

Sarebbe insopportabile che nel ventennale di un atto che ha cambiato la vita dell’informazione dei telegiornali e non solo, colui che lo ha reso possibile, facendo della Costituzione carta straccia, conquistasse il Quirinale. Purtroppo da noi la memoria è corta per interessi personali e di partito. In questi vent’anni non c’è stato un Governo che non abbia detto: “Fuori i partiti dalla Rai”. Ebbene, non solo i partiti non sono usciti dalla tv del Servizio pubblico, vi sono entrati anche con l’altro piede.

In un paese normale sarebbe non solo impossibile ma vietato

Il 27 dicembre 1947 fu promulgata la Costituzione Italiana, approvata qualche giorno prima dall’Assemblea Costituente. Guardando i tg e leggendo i giornali si capisce che questa per l’Italia non è più una notizia meritevole di attenzione, come dovrebbe essere la vera storia del cumenda milanese, capace di rendere possibile ciò che in un paese normale sarebbe non solo impossibile ma vietato. In tv nessuno ha il coraggio di raccontarla, a dimostrazione di ciò che rappresenta ancora oggi l’editto bulgaro.

Fonte: Articolo 21

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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