Non è mai voi contro noi

Udo GümpelGumpel non mi è troppo simpatico e raramente condivido quello che dice quando interviene nei nostri talk show. Ma quanto ha scritto nel post seguente, che riprendo da Alganews di Lucio Giordano, è giusto e onesto. Lo sottoscrivo. Perché il linguaggio aggressivo e insultante di tanti commenti che popolano e spopolano su internet rappresenta la mortificazione di un dialogo e di un confronto che sono la grande ricchezza della rete. Diamoci tutti una mano per scoraggiarlo (nandocan).

***di Udo Gumpel, 26 gennaio 2015 – Posso chiedere a tutti un favore? Non è la “mia” Germania cosi come non è la “vostra” Italia. Il vizio di mettere il “noi” contro il “voi” è insopportabile.

Mica dico: “Voi” italiani siete come Berlusconi. O Salvini. O Renzi. Allora, giustificatevi. “Noi” tedeschi abbiamo fatto l’olocausto. Quasi vera, come affermazione. Perché quasi tutti i tedeschi gli correvano dietro, al pazzo furioso del Führer. Ma da allora è passato del tempo, per noi, che siamo dopo. Naturalmente esistono tratti antropologicamente formati, prodotti delle nostre diverse culture. I problemi sono sempre gli stessi. Solo le soluzioni possono essere diverse.

Se faccio paragoni allora è per prendere di mira malcostumi e buoni esempi. Sforzandomi di non cadere nei luoghi comuni. Nessuno di noi rappresenta politicamente il paese nel quale è nato. Per fortuna, direi. Stiamo qui insieme, almeno lo spero, per scambiarci liberamente le idee. Il numero dei contributi interessanti aumenta di settimana in settimana. Ho imparato tanto, da VOI. Inteso come comunità. Nonostante ciò, ogni tanto devo – mio malgrado – togliere qualcuno dai nostri dibattiti, pochi, a dire il vero, non per le idee “sbagliate”, che non esistono, ma per la perdità di selfcontrol. Voi che leggete, mi conoscete ormai. Una bella dose di ironia non guasta mai, ma che sia nel rispetto delle persone. Andiamo avanti sulla strada del confronto aperto, anche aspro, ma rispettoso e lasciamoci alle spalle il “voi” e “noi”. Lo lascio volentieri agli stolti di ogni nazione.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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