Netanyahu non sfonda, Israele ancora senza maggioranza

Con l’89% dei seggi spogliati in mattinata, il rebus alleanze dopo le quarte elezioni legislative israeliane continua a rimanere irrisolto. Netanyahu è in testa ma non ha ancora una maggioranza, neanche con Bennett. Tuttavia il partito Ra’am del parlamentare arabo Mansour Abbas passa a sorpresa la soglia di sbarramento e guadagna 5 seggi, diventando forse il vero asso di queste elezioni.

da Remocontro, 24 marzo 2021

Troppo Netanyahu, o troppo poco

Israele di nuovo senza una maggioranza chiara nelle quarte elezioni in due anni. Questa la fotografia scattata dagli exit poll e via via confermata dallo spoglio delle schede. Il Likud di Benyamin Netanyahu resta il primo partito con probabili 33 seggi, ma non sfonda, malgrado il successo della campagna vaccinale nel Paese. Al secondo posto il centrista Yair Lapid con 16 seggi (sempre probabili), mentre il suo ex alleato Benny Gantz risale fino a 8 seggi. Il fronte eterogeneo anti-Netanyahu – secondo i dati di tre diversi exit raggiunge sulla carta i 59 seggi (due in meno dei 61 necessari per la maggioranza alla Knesset) mentre il blocco del premier si ferma a 54. L’outsider di destra Naftali Bennett con i suoi 7 seggi dare la maggioranza necessaria al rivale Netanyahu, ma la strada si preannuncia in salita.

Tra Covid ed elezioni a raffica

Voto segnato dalla più bassa affluenza dal 2009: quasi il 5% in meno dello scorso anno. Disillusione politica e pandemia. Più segnato dal non voto il settore degli arabo-israeliani con circa il 10% in meno, con molti dei piccoli partiti a rischio di non oltrepassare la soglia di sbarramento del 3,25%. Anche nei seggi destinati ai malati di covid e alle persone in quarantena – nonostante il grande dispendio di energie e di mezzi messi in campo dallo Stato in quelle che sono state le elezioni più costose della storia di Israele – non è andata bene, come hanno riferito i media. «Insomma, la democrazia ‘socialmente distanziata’ – come è stata definita Israele in questa fase – non sembra almeno in questo caso aver funzionato», scrive l’ANSA da Gerusalemme.

Il momento della verità

«E’ il momento della verità – ha ammonito il centrista Yair Lapid, maggior avversario di Netanyahu -. Ci sono solo due opzioni: o un nostro governo o un governo oscurantista, pericoloso, razzista e omofobo che prenderà i soldi da chi lavora per darli a chi non lavora».

Riferimento chiaro ai partiti religiosi ultraortodossi che da 12 anni sostengono i governi della destra nazionalista a guida Netanyahu. Ora con un’altra minaccia paventata da Benny Gantz, ministro delle difesa uscente, bruciato dall’abbraccio di governo col premier, che nel sollecitare la partecipazione al voto contro la destra di Netanyahu, ha parlato di rischio per la democrazia. Detto da un ex capo delle potenti forze armate israeliane, da aver paura.

«Andate a votare perché altrimenti una quinta tornata di voto potrebbe non avere luogo. Avremo un nuovo tipo di governo».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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