Netanyahu a Rivlin, nuovo presidente israeliano: fammi da spalla

Rivlin Netanyau“Non ci sarà nessun accordo di pace con i Palestinesi – aveva detto David Grossman al corrispondente israeliano di Repubblica, commentando la preghiera comune in Vaticano – non con un governo come quello che abbiamo attualmente”. Non finché il colonialismo di Netanyau continuerà ad essere tollerato di fatto dalla politica estera americana ed europea, aggiungo io.  Di certo non potrà trovarsi un accordo su qualcosa che assomiglia sempre più all’apartheid. E la scelta del successore di Peres alla Knesset sembra voler andare proprio in questa direzione (nandocan)

Da perlapace.it, articolo di: Michele Giorgio – Near Neast News Agency – È Rueven Rivlin, un dirigente del partito di destra Likud, il decimo presidente di Israele. Succede a Shimon Peres che appena qualche giorno fa aveva preso parte alla “preghiera per la pace”, in Vaticano, con papa Francesco e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Il ballottaggio, ieri alla Knesset, seguito al primo scrutinio senza un risultato definitivo, ha assegnato a Rivlin 63 voti contro i 53 del suo rivale, il candidato centrista Meir Shitrit.

Già presidente della Knesset, 74 anni, Rivlin é un esponente storico della destra, legato al movimento dei coloni. Non ha espresso mai alcuna comprensione per i palestinesi sotto occupazione, ai quali non riconosce il diritto ad avere uno Stato indipendente tra Israele e il fiume Giordano. E’ un sostenitore dello “Stato unico” per ebrei e arabi, ma non nel senso progressista e democratico di questa possibile soluzione del conflitto. Rivlin sostiene che i palestinesi sotto occupazione potrebbero divenire cittadini di Israele, come i loro connazionali in Galilea. Ma esclude categoricamente uno Stato binazionale per tutti i suoi cittadini. Piuttosto suggerisce la creazione di due parlamenti, uno per gli ebrei e uno per gli arabi, all’interno di una Israele riconosciuta come Stato del popolo ebraico. E’ superfluo precisare quale parte della popolazione avrebbe il controllo dei poteri fondamentali in questo Stato.

Rivlin però si è segnalato anche per aver respinto nel 2010, in qualità di presidente della Knesset, l’espulsione dall’assemblea della parlamentare araba Hanin Zoubi, messa sotto accusa da gran parte dei suoi colleghi per aver partecipato alla Freedom Flotilla diretta a Gaza (era sulla nave turca Mavi Marmara assaltata dai commando israeliani, nove passeggeri uccisi). Ieri, appena eletto, Rivlin ha detto che non sarà più un uomo del Likud ma il presidente di tutto il popolo. «Mi levo di dosso i panni dell’uomo politico. La mia residenza – ha proclamato – sarà aperta a tutti: dalla destra nazionalista alla estrema sinistra».

Non è quello che desidera il premier Netanyahu dopo gli anni di Shimon Peres che ha svolto il suo mandato di presidente talvolta in velato contrasto col governo di destra. Il primo ministro ha descritto l’elezione di Rivlin come «una vittoria del Likud». Il compito del nuovo capo dello stato, ha spiegato Netanyahu, sarà «unificare il popolo all’interno del Paese e rappresentare Israele nel mondo. Si tratta di un compito gravoso – ha aggiunto – in quanto Israele è il Paese più sfidato al mondo». Netanyahu – che per mesi aveva esitato a sostenere la candidatura di Rivlin a causa di antichi dissapori – si è detto certo che il nuovo capo di stato «farà tutto il possibile» a favore del suo paese in quanto la sua personalità si basa su radici profonde attinenti «alla tradizione di Israele, alla tradizione sionista e alla tradizione ebraica».

Uscito di scena Peres, che terminerà il suo mandato a fine luglio, Netanyahu chiede una maggiore cooperazione alla presidenza, in un momento in cui la sua politica estera e nei confronti dei palestinesi non trova sempre il consenso degli alleati occidentali.

Cauta l’Autorità nazionale palestinese: «Siamo abituati a giudicare i politici israeliani per quello che fanno e non – ha detto il ministro dell’economia Mohammed Shtayyeh – per la posizione che occupano». Al tempo stesso ha sottolineato che Rivlin «è stato eletto tra le fila di una forza politica di destra che rifiuta la pace e sostiene l’occupazione della Palestina».

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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