Mistero delicato della bellezza

di Antonio Cipriani, 22 agosto 2021

A un certo punto della sera, all’imbrunire di un sabato di agosto, è arrivata Amandine Beyer, con il suo violino e gli allievi della masterclass. Sorridente e dolce ha trasformato la strada, la poetica via Dante Alighieri di San Quirico d’Orcia, in un palcoscenico improvvisato e inatteso. Sulla soglia di Vald’O è partito un concerto che nessun cartellone aveva messo in programma.

Violino. E poi flauto. Perché c’era anche il grande Manuel Granatiero, e con lui i suoi allievi. Mentre le persone di passaggio si fermavano rapite. E alla fine di ogni pezzo gli applausi salivano al cielo a raggiungere l’armonia della note.

La bellezza è apparsa come un mistero. Con la sua semplicità. Senza altro che un sorriso, uno scambio, una relazione con chi c’era e anche con chi passava e non capiva.

Amandine e Manuel sono interpreti di una grandezza stellare, conosciuti in tutto il mondo. Non hanno bisogno di scintillanti sfarzi, di location tirate a lucido per la loro arte. È in loro che vive. Appare senza filtri. Arriva come un sentimento che non ti aspetti, che prende il cuore e rapisce. Ti fa riflettere sul senso di quello che perdiamo quando deleghiamo al conformismo imbellettato anche gli spazi più remoti e delicati dell’inatteso che sconvolge ogni aspettativa, del nostro essere uomini e donne.

Ascoltare sulla strada è essere sulla soglia, su quel limen che unisce il profondo che è in noi con la vita di ogni giorno, con i suoi riti e le fatiche. È essere sulla soglia di una libertà essenziale che appare e ti sorprende lieve e austera. Come una piccola remota chiesa che vedi all’orizzonte tra due cipressi, spirituale nella sua povertà, indimenticabile per le condizioni di solitudine e silenzio. Capace di dialogare con quel silenzio necessario che andiamo ricercando e che non necessita di altro se non della sua imprecisione, delle rughe del tempo, dell’essere confine tra le nostre paure e abitudini mediatiche e conformiste e il mistero.

Così è gioia quando accade il miracolo

Appare la bellezza, mai assillante né oziosa /
Languida quando è ora e forte e lieve e austera /
L’aria serena e di sostanza sferzante

Forte, lieve, austera. Serena. Sferzante. Queste parole mi risuonano nella testa e gioisco. Serve poco per vivere l’intensità delle relazioni, per godere delle piccole cose essenziali e magiche. E ringrazio gli amici che remano contro, ostinati e contrari. Quelli di Paesaggi musicali, che amiamo; quelli che soavi non si arrendono al richiamo luccicante del format, qualunque esso sia.

Leggi anche:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: