Ministero dello sfogo

Matteo Renzi mi ricorda lo slogan pubblicitario di un dentifricio sul “Carosello” di tanti anni fa: “con quella bocca può dire ciò che vuole”. Peccato che non ha il bel sorriso di Virna Lisi (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 14 dicembre 2020 – Un narcisista che si annoia è pericoloso. Prendiamo Renzi: non ha potere di comandare come vorrebbe, allora ripiega su quello di distruggere. Però lo dice e lo nega. Mette condizioni senza le quali farà cadere il Governo, poi manda in tv la Boschi a dire che non vuole far cadere il Governo.

Allora Conte avvia consultazioni sedative per tenere buono l’ex giovane politico, che non vuole una struttura di controllo sulla regolare esecuzione dei progetti finanziati dal Recovery Fund, ignorando che la UE eroga i fondi a stati di avanzamento parziali. E se quello in corso non è regolare, si blocca l’erogazione della quota di fondi riferita alla fase successiva.

Quindi una “cabina di regia” – ma sarebbe meglio chiamarla “Unità di adempimento” – non si sostituisce agli organismi ordinari, ma rafforza il loro controllo esterno pubblico per il rispetto delle fasi progettuali; e solo in caso di ritardo eccessivo e ingiustificato surroga gli attuatori inadempienti.

Cosa c’è che urta la sensibilità di Renzi in questo banale meccanismo? Sa per caso che l’Italia ha il cronico problema di non saper spendere tutti i fondi europei per ritardi? Se proprio il senatore di Rignano si annoia, gli si crei un Ministero dello Sfogo, da dove potrà dare consigli agli attuatori, come fanno gli sfaccendati nei cantieri.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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