Migranti. Barriera al Brennero? “L’Italia sarà un campo profughi a cielo aperto”

***L’allarme viene dal Presidente di Medici senza frontiere: “Sui paesi dell’Europa meridionale tutto il peso dell’accoglienza. Con la chiusura delle frontiere le tante piccole Idomeni sono destinate a moltiplicarsi”. Sarà la fine dell’Europa, aggiungo io. L’aspetto più drammatico di questa crisi umanitaria è l’incapacità dell’Unione allargata ad affrontarla e gestirla con una prospettiva comune, nel tradimento ormai evidente dei valori di libertà, uguaglianza, giustizia e solidarietà che avevano ispirato i suoi fondatori. Che fine ha fatto il socialismo europeo? Possibile che non abbia più niente da dire? Sull’altra riva dell’Atlantico Bernie Sanders tenta con qualche successo la riscossa di una nuova sinistra. Da noi l’involuzione neoliberista delle politiche dei governi sembra voler dimostrare ogni giorno di più l’incompatibilità con quei valori del sistema capitalistico (nandocan). 

***dal redattore sociale, 12 aprile 2016  – Dopo la chiusura della route balcanica, e l’annuncio della costruzione di una barriera austriaca al Brennero, il rischio è che i paesi dell’Europa meridionale, Italia e Grecia, diventino dei “campi profughi a cielo aperto”. Lo ha sottolineato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere, a margine della presentazione, oggi a Roma del rapporto Fuoricampo.

La notizia della barriera al Brennero è sconvolgente – afferma De Filippi – oggi abbiamo più di diecimila persone nei siti informali sparsi in tutta Italia, ma temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi”. Il presidente di Msf ha ricordato la situazione in Grecia, dove in seguito alla chiusura della frontiera macedone, oltre 50 mila persone sono rimaste bloccate nel paese, in diversi siti informali.

Questa crisi umanitaria è stata creata dall’Europa, ma non risolta dall’Europa. Se non ci fossero le organizzazioni umanitarie a portare assistenza nei campi, sarebbe un disastro – aggiunge-. Oggi un maggior controllo al Brennero, porterà l’Italia a dover accogliere un maggior numero di persone. L’Europa non può pensare di scaricare su Italia, Grecia e Turchia l’intera  gestione del fenomeno migratorio”.

Sulla stessa scia anche Giuseppe De Mola, operatore di Msf e curatore di Fuoricampo. “Oggi parliamo di diecimila persone nei siti informali italiani. Se paragonata alle 320 mila persone arrivate tra il 2014 e il 2015 è una cifra esigua, ma il messaggio forte che vogliamo lanciare è quello di fare attenzione perché in mancanza di interventi strutturati questi insediamenti sono destinati a crescere nel numero”, spiega. Per far fronte anche all’aumento degli arrivi via mare, Msf rimetterà in campo le sue tre imbarcazioni per il salvataggio dei migranti. “Ci apprestiamo anche noi a ritornare nel Mediterraneo – aggiunge De Filippi – siamo consapevoli che se la disperazione viene fermata sulla rotta balcanica troverà altre rotte per giungere da noi”. (ec)

© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è di nandocan. Nella foto il muro tra Austria e Slovenia.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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