Mediterraneo conteso, la Turchia frena ma Atene riarma-Cacciabombardieri, fregate e missili francesi

***da Remocontro, 14 settembre 2021

Una strana rincorsa. La Grecia annuncia un programma di riarmo che conferma le voci di un potenziamento concordato con Parigi in seguito all’inasprirsi del confronto con la Turchia. E contemporaneamente  Ankara, richiama in porto la nave da ricerche sottomarine che curiosava in acqua altrui e cercare gas petrolio e guai. Difficile stabilire se è nato prima ‘l’uovo armi greche’ o la gallina ‘ragionevolezza turca’, ma la contraddizione c’è tutta e tutta rimane.

Segnali contrastanti tra il meglio e il peggio

Ankara richiama la nave di ricerche petrolifere dalle acque greche e la Oruç Reis rientra in porto ad Antalya. E il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis parla di “passo positivo”, ma conferma il  “robusto” programma di acquisto di armi e un ammodernamento del settore della Difesa. Ed è subito premiato, a colpi di milioni di euro in armamenti, l’impegno di Parigi a sostegno della Grecia, ma anche e forse soprattutto a contrastare la politica espansiva dalla Turchia di Erdogan nel Mediterraneo a soprattutto in Libia. Ricerche petrolifere e basi militari.

La Grecia armata,  Analisi difesa

  • Potenziamento degli organici militari con l’arruolamento nei prossini cinque anni di 15 mila militari;
  • 18 cacciabombardieri Dassault Rafale;
  • 4 fregate non meglio specificate ma con ogni probabilità le Frégates de Défense et d’Intervention da 4.500 tonnellate FDI Belharra di Naval Group;
  • 4 elicotteri navali;
  • Missili anticarro MBDA (probabilmente i nuovi MMP) per l’Esercito, siluri per la Marina e missili MBDA Meteor e forse anche da crociera Scalp/Storm Shadow per i Rafale dell’Aeronautica.

Il governo nazionalista greco in armi

«E’ giunto il momento di rafforzare le nostre forze armate: è un programma robusto che diventerà uno scudo nazionale», ha spiegato il premier, assicurando che il programma «genererà migliaia di posti di lavoro in Grecia», ma senza spiegare come.

Applausi interessati

Il ministro della difesa francese, Florence Parly, ha immediatamente celebrato l’annuncio: «Per la prima volta un Paese europeo vuole acquistare aerei da combattimento Rafale», che poi, a pensarci bene, non è poi una gran vanteria.

Prima l’usato francese

Un indubbio successo per l’industria aeronautica francese, in particolare Dassault Aviation, e per le numerose aziende interessate alla costruzione del Rafale. «Nei dettagli l’accordo prevede la cessione immediata da parte francese di 8 caccia Rafale attualmente in servizio nell’Aeronautica d’Oltralpe e che secondo i media greci verrebbero addirittura donati da Parigi che invece venderà per una cifra non ancora precisata 10 nuovissimi Rafale C F3R».

I conti armati e quelli bancari

L’aviazione ellenica conta su 200 F-16 e Mirage-2000 contro i 350 caccia, quasi tutti F-16, a disposizione di Erdogan. I Rafale, più moderni, sono in grado di compensare in parte lo svantaggio, così come le nuove fregate in mare. Per il presidente francese Macron è un successo anche industriale, perché la Dassault, che produce i caccia, era in difficoltà con le esportazioni e finora li aveva piazzati soltanto in Egitto, Qatar e India. 

Gara Rafale greci contro F-16 turchi

Altre fonti riferiscono invece di una fornitura di 12 Rafale  F3-O4T di seconda mano (in ogni caso superiori ai caccia F-16 turchi) e solo 6 nuovi caccia Dassault. «Per l’azienda francese -valutazione Analisi Difesa- si tratta di un contratto importante che garantisce lavoro alla linea di montaggio del Rafale con i 10 velivoli nuovi destinati alla Grecia, gli 8 che le forze aeree francesi acquisiranno a rimpiazzo di quelli più vecchi ceduti all’Aeronautica Greca e al ‘refitting’ di 10 Mirage 2000 ‘con un importante coinvolgimento dell’industria greca’».

Comunque segnali politici non esattamente rassicuranti né per il Mediterraneo né per la Nato.

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