“Media europei meno liberi. L’Italia risale otto posizioni, ma è un credito di fiducia”

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da articolo21, 12 febbraio 2014 – “Il rapporto 2014 sulla libertà di stampa nel mondo, a cura di Reporter Sans Frontieres, fotografa un’Europa nettamente divisa in due sfere antitetiche: il gruppo di testa, guidato dai Paesi scandinavi e dall’Olanda, è al vertice mondiale della classifica della libertà, mentre un vasto gruppo di Stati membri dell’Unione, mediterranei, balcanici e dell’Est occupa la parte bassa della lista”.

Lo scrive European Initiative for Media Pluralism, l’organizzazione dei Cittadini Europei per il Pluralismo dei Media. “A pesare sul giudizio, il valore negativo che hanno elementi quali la corruzione dei media, le legislature punitive, le minacce ai giornalisti, la crisi economica che induce sempre più testate a venire a compromessi con sponsor industriali, con la politica, con il mancato rispetto dei diritti sindacali dei propri collaboratori, fino a chiudere le attività, come sempre più spesso accade.

Nel complesso, l’Unione Europea perde alcune posizioni nella media e vede alcuni suoi stati membri scivolare ben al di sotto del posizionamento conseguito nel 2013. La Grecia, in particolare, passa da 84ma a 99ma nel mondo, dopo la chiusura della televisione di Stato, le minacce e le violenze subite dai giornalisti durante le manifestazioni. La Bulgaria retrocede di tredici posizioni: era 87ma, diventa il numero 100 di questa triste classifica, dopo aver introdotto una legge che prevede il carcere facile per i giornalisti che contestano l’operato del Governo. L’Ungheria di Orban passa dalla 56ma alla 64ma posizione, perdurante lo stato di osservata speciale da Ocse e Nazioni Unite per il pacchetto di misure liberticide introdotte dai nazionalisti al potere.
Non va benissimo per la Gran Bretagna, dove i problemi legati al conflitto di interessi sono forti e dove la polizia ha preteso dai giornalisti del Guardian di fare a pezzi, davanti alle telecamere, gli hard disk contenenti i file su Snowden. Londra passa dal 29mo ad un poco onorevole 33mo posto. Dopo le tante polemiche sulla privacy e sulle libertà digitali, la Francia, 39mo Paese al mondo, perde due posizioni; né  va meglio per il Portogallo, anch’esso due posti in meno, mentre perdono un posto in classifica l’Irlanda (16ma), Cipro (25ma) e la Croazia, ultimo arrivato nell’Unione Europea, che passa dal 64mo al 65mo posto.

Tra le pochissime note positive, il miglioramento della situazione in Germania (da 17mo a 14mo posto) e dell’Italia, che guadagna ben otto posizioni e va dal 57mo al 49mo posto in classifica. Si tratta perlopiù di un credito di fiducia: si parla di riforma della legge sulla non punibilità carceraria del giornalista condannato (ma non è ancora stata approvata alcuna riforma); si apprezza lo sforzo per superare un clima di contiguità tra potere politico e potere mediatico (ma la situazione è sempre in bilico e il rischio di ricaduta è reale). Il giudizio dato all’Italia è soprattutto un incoraggiamento, un apprezzamento per le buone intenzioni. Perché vi sia qualche stabile certezza in più, l’unico strumento normativo nelle mani dei cittadini italiani rimane la firma della Media Initiative, sul modulo online www.mediainitiative.eu la cui approvazione da sola porterebbe l’Italia ai livelli più alti del posizionamento mondiale”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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