Mattarella. Una mattina al Politeama.

Mattarella-Boldrini-2-675Da Giorgio Balzoni, quirinalista del Tg1,  qualche ricordo sugli inizi dell’attività politica del nuovo Capo dello stato (nandocan)

***di , 3 gennaio 2015* – Ho conosciuto l’allora professore universitario Sergio Mattarella nel 1983 quando “Il Popolo”,il giornale della Democrazia cristiana del quale ero redattore, mi incaricò di seguire la sua prima campagna elettorale per la Camera dei deputati. Il segretario Ciriaco De Mita era riuscito a convincerlo ad impegnarsi sacrificando la cosa cui teneva di più: l’insegnamento.

E’ facile oggi dire che per me fu un’esperienza bellissima ma ricordo che sul momento ero piuttosto preoccupato.
Mattarella era giustamente considerato l’uomo che avrebbe continuato il lavoro del fratello Piersanti. E le organizzazioni mafiose ne erano ben consce.
Rimasi in macchina con lui e con il suo segretario per tre giorni, ci siamo infilati in tutte le piazze e i vicoli di Palermo ma ogni volta che ci fermavamo ad un semaforo rosso e per caso una moto si avvicinava alla nostra auto – lo ammetto – tremavo. Mi colpiva,invece,la sua estrema serenità e la grande ironia.
Scendeva dalla macchina e si immergeva in mezzo alla gente senza prendere in alcuna considerazione i rischi che potevano derivarne.
Ma che Mattarella stava facendo qualcosa di veramente diverso per la politica e per la Sicilia lo vidi, plasticamente, una certa mattina al Politeama.
Lui era salito alla tribuna per parlare di fronte ad un teatro stracolmo e io e il suo segretario rimanemmo ad aspettarlo in fondo, vicino all’entrata. Si avvicina un uomo di mezza età – ricordo che aveva giacca, camicia e cravatta di tre variazioni di marrone diverse e una lobbia dello stesso colore – e si rivolge al segretario – in un siciliano che potevo capire anche io – così: “Sai,ho deciso che i miei voti, i miei pochi voti – sottolinea con falsissima modestia – a Mattarella non glieli porto. Perché vedi…non mi è piaciuto il MODO in cui me li ha chiesti”.
Risaliamo tutti e tre in macchina e il segretario, racconta l’episodio a Mattarella che, non sorpreso e serenissimo, replica: “Ma io non glieli ho chiesti!”.
Era evidente che tutta una parte di chi si era sempre sentito protagonista – purtroppo protagonista – della politica siciliana doveva adattarsi a venire emarginata. E li’ stava il rischio,quella era la scelta che era stata fatta pagare a suo fratello.
In quei giorni ho avuto modo capire cosa significano per lui le regole, i principi non trattabili. Tra questi c’è indubbiamente l’articolo 21 della Costituzione, la libertà di stampa. E allora cerchiamo di capire meglio quello che successe con l’approvazione della legge Mammi’.
Molti lo ricordano come un atto contro Berlusconi ma non è esattamente così.
Mattarella e gli altri quattro ministri dimissionari contestarono innanzitutto la decisione “di mettere la fiducia” sul provvedimento. L’attuale Capo dello Stato dichiaro’: “Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia in linea di principio inammissibile”.
E la direttiva riguardava il pluralismo dell’informazione!
Dunque la violazione di una regola,uno strappo inammissibile. Oggi posso solo immaginare che tipo di Presidente sarà Sergio Mattarella. Ma posso anche essere certo, però,che se a Moro fosse stato chiesto di disegnare il profilo di un moroteo ne sarebbe uscito il ritratto di questo professore.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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