Matrimonio

***di Massimo Marnetto, 11 aprile 2021 – Continua l’evoluzione di uno dei riti più importanti della vita: il matrimonio. Dopo le prime avanguardie, ormai la convivenza prematrimoniale registra una diffusione che si sta trasformando in normalità. Certo, così si estinguono le scuse per fare l’amore prima del matrimonio, che hanno composto il nostro repertorio giovanile: “resto a ripassare la lezione da un’amica…”,  “andiamo a fare una gita con tutto il gruppo, ma poi le donne e i maschi dormono separati…”, “niente, non mi parte la moto, mi fermo a dormire fuori…”.

Tutte frasi regolarmente completate con: “ma tu non stare in pensiero” e la certezza di essere irreperibili per un’intera nottata, senza l’incubo dell’attuale controllo digitale. Ovviamente, i nostri genitori intuivano tutto, ma le nostre frottole avevano il pregio di non farli sentire complici, assolverli moralmente e non intaccare il loro conformismo.

Anche la cerimonia sta cambiando. I limiti del covid stanno aprendo la possibilità di effettuare dirette social della cerimonia, per consentire agli esclusi dai divieti di partecipare in remoto al fatidico sì.  Per le foto ricordo, si risolve con il photoshop, che ricompone in digitale parenti lontani agli sposi e con un piccolo extra, fornisce loro anche abiti da cerimonia virtuali per garantire un figurone senza spendere un euro e calzare tutto il giorno scarpe strette.  E il lancio del riso? S’ apre un business per pensionati vaccinati, che potrebbero assolvere l’obbligo a nome degli impossibilitati. Magari facendo precedere il lancio dal nome del mittente: “Questo è da parte di tua zia Caterina di Campobasso!… e poff!.. una bella manciata di chicchi in pieno volto, puntando agli occhi (i pensionati, si sa, sono resi perfidi dall’ozio e incattiviti dalle sconfitte a briscola).

Resta il problema del banchetto e lì c’è poco da fare, visto che inquadrare la tavolata sarebbe persino irritante per gli assenti. Ma si può sempre rimediare sincronizzando i rider che portano la fetta di torta e la dose di spumante, all’ora stabilita per un brindisi su facebook. Insomma, perderemo qualche emozione, ma finirà la tortura dei pranzi di tre ore, con lo zio bevuto e sudato che vuole per forza fare un discorso di augurio, anche se la moglie lo prega disperatamente di desistere…

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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