Mappe eretiche del miracolo e della poesia

Piero Orteca su Remocontro, 1 dicembre 2021

Venerdì sera abbiamo presentato un progetto di comunità culturale realizzato con l’Università di Siena: Mappe Leggendarie. Si tratta di 14 storie pensate e realizzate dagli 82 studenti di Comunicazione digitale, insieme con i docenti, gli esperti, i testimoni, i vignaioli, gli artisti. 

Una Redazione Aperta che ha costruito una Cosa (secondo la definizione leggiadra del creativo Franco Bellino), bella, inattesa, piena di spunti che oscillano tra il leggendario e il poetico, tra la vita semplice dei luoghi in cui viviamo e l’assoluta grandezza eretica che questa magnifica terra cela, talvolta rivela. E la Cosa è sbocciata in una rivista di carta. Punto finale di questo speciale corso universitario. O punto iniziale per qualcosa che sarà (d’altra parte l’interazione tra un luogo di ricerca come l’Università e il territorio, senza finalità di corto respiro o puramente economiche, è la base culturale per una democrazia sana).

Al di là dell’oggetto finale, parliamo della ricerca, dunque. Un percorso, errando e vagheggiando. Delicato, ironico, fantasioso e capace di rimuovere gli ostacoli di tempo e di luogo. Come uno sguardo-attraverso, un perdersi per poi osservarsi e ritrovarsi, senza schemi, senza meta, senza altro che la necessità di fare dei propri passi narrazione, esperienza e storia. Quindi mappa che diventa lo spazio libero da ogni condizionamento che ci permette l’incontro con lo sconosciuto. Che ci permette il fertile incontro con il nostro modo di vedere e di capire, con quello dell’altro, in una geografia di sentimenti e relazioni che alla fine del progetto rappresenta la costruzione di un pensiero corale.

Dentro la mappa ci siamo noi che raccontiamo, noi che camminiamo, noi che aspettiamo alla fermata del treno o che vediamo da lontano un amico che arriva; e tutto il resto che ci viene incontro, i luoghi che ci ospitano, quelli che attraversiamo, le persone che discutono, quelle che ci guardano passare e che guardiamo passare. Una reciprocità di sguardi e sentimenti che rende ogni passo un frammento del tutto; del tutto che ci ospita e che ospitiamo.

Un modo diverso di dare voce al territorio. Più voci, più diversità in relazione: da quelle note a quelle sconosciute, alle suggestioni, ai pensieri inesprimibili, a quelli che non vengono più neanche pensati. Nel tempo della plastificazione delle emozioni e della comunicazione trasgressiva come il due di coppe quando regna bastoni, il progetto ha agito per stabilire nuovi codici sovversivi. Rovesciando ogni modo di vedere e ogni certezza assoluta.

Così finalmente si è potuto sapere a quale tintinnare del mattino si riferisse Bob Dylan in Mr. Tambourine man. In quali fosforescenze della Val d’Orcia sopravvivono l’eresia di Arnaldo da Brescia, la poesia  mistica di San Francesco e l’utopia di Davide Lazzaretti; poi la storia dei ciabattini anarchici di San Quirico, della scomparsa del fiume Osenna o della storica presenza sulla Francigena della figura del Troccolone. Per finire col genio assoluto, contadino, addetto alla draga sull’Orcia e superlativo artista: Emo Formichi.

C’è un mondo che merita di esistere. Un frammento di luna, bagnato dalla storia e salvato da dimenticanze minori; per continuare a creare quella poesia che rende unica questa terra. Se non possedesse questo soffio notturno e magico non sarebbe un luogo dell’anima. E perché possa continuare ad esserlo è necessario che non si perda né l’eresia né l’anima. E che si continui a pensare che questo è un miracolo. 

E noi tutti, studenti, giornalisti, docenti, alchimisti, filosofi, contadini, viandanti, profeti, musicisti, fabbri, creativi e visionari, siamo qui per questo.

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