Mafie: memoria e impegno per dare risposte concrete

Giuliettirightdi Beppe Giulietti, 22 marzo 2014 – Quest’anno, come ogni anno L’associazione Libera ha promosso la giornata nazionale della memoria e del ricordo delle vittime e dell’impegno quotidiano contro le mafie. Non c’è soluzione di continuità tra i due momenti.

Il ricordo di chi è stato ammazzato per non essersi piegato e per aver voluto difendere la legalità e lo stato di diritto è fondamentale per poter rafforzare l’impegno di chi, ogni giorno, contrasta le mafie onorando il proprio ruolo di magistrato, di poliziotti, di carabinieri, di amministratore leale, di politico non colluso, di prete che non tradisce il Vangelo, di insegnante che non dimentica l’educazione civica, di studente che ama il futuro, di giornalista che non accetta bavagli, di cittadina o cittadino che non vuole vivere sotto il ricatto di un gruppo di delinquenti che ha messo sotto sequestro intere zone del paese e vasto settori della economia nazionale.

Alle donne e agli uomini che si sono ritrovati a Latina, richiamati anche dalla energia positiva di Don Luigi Ciotti e dei suoi collaboratori, non servono solidarietà generiche, ma risposte concrete ed immediate in tema di norme anticorruzione, di contrasto delle transazioni sospetti, di potenziamento degli strumenti di indagine e di repressione.

Tanto per cominciare si potrebbe iniziare dalla verifica delle prossime liste elettorali, dalla cacciata degli impresentabili, dalla incandidabilità non solo degli inquisiti per fatti di mafia, ma anche di coloro che sono in “odore di…” Il Giudice per condannare ha bisogno della prova certa, i partiti, al contrario, avrebbero il dovere di non candidare chiunque nella sua realtà abbia dato prova e talvolta persino esibito come titolo di merito i rapporti con i cosiddetti uomini di rispetto, anzi questi rapporti sono stati considerati un buon fertilizzante per raccogliere consensi.

Queste, e non solo queste, sono alcune delle risposte che debbono essere date a queste migliaia di persone, moltissimi i giovani, che hanno riempito le strade e le piazze di Latina e al loro impegno. Questo sarebbe anche il modo migliore per ricordare chi ha perso la vita per mano mafiosa.

I loro nomi vengono letti tutti dal palco di Libera, ci sembra giusto ripubblicarli anche qui, perché queste donne e questi uomini sono stati ammazzati per aver scelto di “contrastare” le mafie, piuttosto che “contrattare” con esse e con i loro protettori.

L’elenco dei nomi  segue su “Il Fatto quotidiano”

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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