Mafia: pm Di Matteo, piena fiducia nel maresciallo Masi

di-matteo-masi Atto dovuto?! (nandocan)

***Palermo, 6 settembre 2014* “Continuo a nutrire piena fiducia nel maresciallo Masi. Se mai, personalmente, mi sembra singolare che mentre, come è noto, a Palermo si cerca di verificare la fondatezza delle sue denunce, un’altra autorità giudiziaria incrimini per diffamazione gli autori delle suddette denunce e perfino i difensori e i giornalisti che la hanno rese note”. Così il pm di Palermo Nino Di Matteo, pubblica accusa  al processo sulla trattativa Stato-mafia, ha commentato la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per diffamazione, da parte della Procura di Roma, dei marescialli Saverio Masi e Salvatore Fiducia, del loro legale Giorgio Carta e di otto giornalisti.

I carabinieri e il loro difensore denunciarono pubblicamente, con conferenza stampa a Roma, presunte azioni, poste in essere da ufficiali dell’Arma, per impedire la cattura prima del boss Bernardo Provenzano, poi del capomafia, ancora latitante, Matteo Messina Denaro.
Il maresciallo Mas ha deposto al processo sulla mancata cattura di Provenzano a carico del generale dei carabinieri Mario Mori ed è tra i testi del dibattimento sulla trattativa in cui si sostiene che pezzi delle istituzioni, attraverso i carabinieri, trattarono con la mafia promettendo la cessazione delle stragi e chiedendo in cambio concessioni come l’impunità per i latitanti. Secondo la Procura di Roma nella conferenza stampa sarebbero stati formulati però giudizi “lesivi della reputazione del colonnello Gianmarco Sottili, indicato nominativamente, e di altri tre ufficiali in servizio presso il nucleo investigativo di Palermo, Fabio Ottaviani, Michele Miulli e Stefano Sacricca”. I giornalisti sono accusati di aver riportato le dichiarazioni diffamatorie.

Fonte ANSA

*dal sito Antimafia, il grassetto è di nandocan.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: