“Mafia capitale”: intollerabile degrado di una politica corrotta

libertagiustiziacomunicato stampa – Libertà e Giustizia esprime sdegno e preoccupazione per le notizie relative ai legami tra numerosi esponenti della classe politica capitolina e l’organizzazione criminale “Mafia capitale”. Lo scenario emerso dalle inchieste fornisce la peggiore conferma che stiamo vivendo un “tempo della corruzione”, come ha osservato il nostro Presidente onorario Gustavo Zagrebelsky in occasione della festa della Repubblica. Una politica e una burocrazia pienamente asservite agli interessi di imprenditori rapaci e di criminali mafiosi, capaci di decidere carriere, dispensare minacce e prebende, accumulare capitali ingenti per via illecita a spese delle fasce più deboli della popolazione: questo il drammatico spaccato che emerge dalle inchieste giudiziarie. Il coinvolgimento prolungato nel tempo di un numero così esteso di funzionari, politici di ogni appartenenza, professionisti e imprenditori in questo circuito criminale dà la misura di una degenerazione che non investe più soltanto le condotte dei singoli, ma si è fatta sistema. E’ una corruzione della democrazia, oltre che del mercato.
Di fronte a questo intollerabile degrado di una politica corrotta e alleata coi poteri criminali rilanciamo con determinazione il nostro impegno per la formazione civile dei cittadini, il più potente baluardo contro la corruzione, e manifestiamo pubblicamente il nostro sostegno a tutti quei soggetti istituzionali che nella magistratura e nelle altre sedi istituzionali continuano ad opporsi alla corruzione della nostra democrazia.
Libertà e Giustizia

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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