Macron sì Macron no, per non farci divorare sempre dai Draghi di casa

Francesco Ditaranto su Remocontro, 14 dicembre 2021

Tre giorni fa Massimo Nava proponeva un’acuta analisi sulle prossime presidenziali francesi (molto dopo quelle italiane), spiegando ‘Perché Macron può perdere l’Eliseo’. Tanti candidati a spintonarsi a destra, vantaggio per Macron anche al secondo turno? Francesco Ditaranto, altro ‘francesista’, invece ritiene Macron quasi certo vincente, e sviluppa la sua tesi.

Come il semaforo di Prodi

L’impressione è che Macron, un po’ come il semaforo di Prodi nell’imitazione di Guzzanti, o come un commerciante esperto che sceglie il suo banco al mercato, si sia posizionato esattamente al centro della bagarre senza farsi coinvolgere. Lodevole interpretazione del ruolo istituzionale, verrebbe da dire, ma non si tratta soltanto di questo, al contrario. Rispetto a cinque anni fa, Macron ha perso tutto lo slancio, artificiosamente utile, del parvenu. O meglio, ha perso l’aura del portatore del cambiamento e si è scoperto non più giovane e rampante come in molti avevano creduto, consegnandogli il paese. 

Il fu giovane Macron

In quella gigantesca operazione mediatica che lo aveva portato alla presidenza, il giovane ex-ministro dell’economia aveva attaccato frontalmente i corpi intermedi, partiti tradizionali e sindacati, riuscendo, anche se solo momentaneamente, a metterli ai margini. Era il mondo nuovo, con un pizzico di richiamo alla grandeur francese, che aveva travolto tutto e tutti. Finito l’effetto novità, quella stessa dinamica potrebbe travolgere domani Macron, incapace di costruire una classe dirigente all’altezza e costretto a pescarla tra i transfughi, per loro natura portati all’abbandono della nave.

L’emergenza pandemia

C’è stata la pandemia, è vero, che, paradossalmente, in piena emergenza, gli ha restituito una statura politica, conosciuta solo ai tempi dei grandi drammi nazionali, nonostante le contestazioni abilmente scaricate sul primo ministro. Al tempo stesso, e sempre grazie al covid, l’inquilino dell’Eliseo ha potuto recitare un ruolo di estrema rilevanza in Europa, dando alla presidenza francese una prospettiva internazionale (più o meno reale) come nella tradizionale prassi del sistema francese, lasciando (almeno in apparenza) le questioni interne all’esecutivo.

Il dissenso in piazza

Senza corpi intermedi, però, il dissenso si è riversato in modo disordinato in movimenti eterogenei e incapaci, fino a ora, di esprimere un’offerta politica. Ecco perché un paese da sempre vittima del suo nazionalismo, spesso declinato in uno sciovinismo antistorico e stucchevole se visto dall’estero, ha partorito Eric Zemmour. Se, insomma, il futuro fa paura, meglio tornare a un improbabile passato laccato in oro, che affonda le sue radici in un colonialismo sempre nascostamente rimpianto.

Zemmour, l’esagerato utile

Il polemista di estrema destra, che sembra ridimensionato negli ultimi sondaggi, è, in questo momento, il miglior amico di Macron. Toglierà, in ogni caso, voti a Marine Le Pen, e sottrarrà, seppur in minima parte e solo nell’intimità dell’urna qualche preferenza alla candidata dei Repubblicani, Valerie Pecresse. Quest’ultima potrebbe realmente arrivare a sfidare Macron al secondo turno con qualche possibilità, dicono i sondaggi, di spuntarla.

Gollisti troppo a destra?

Ma il problema è tutto lì. Seppur con sfumature differenti, il deciso riposizionamento a destra dei Repubblicani promosso dalla candidata Pecresse (che aveva abbandonato il partito anni fa, perché, ironia della sorte, lo considerava troppo a destra), ha consegnato agli elettori di quel campo, sedotti dal ripiegamento identitario, ben tre candidati. Tutto potrebbe risolversi in un gioco al massacro. Un enorme favore a Macron. 

E l’aiutino da sinistra

Lo stesso che farebbero al presidente, in testa nei sondaggi per il primo turno, i candidati di sinistra, attualmente almeno in quattro tra il comunista Roussel, il melenchonista Melenchon, la socialista Hidalgo e il verde Jadot, che non appare in grado di replicare gli exploit del suo partito alle europee e alle amministrative. Anche in questo caso, ne beneficerebbe Macron, il presentabile, lo statista, nella speranza di trovarsi contro al secondo turno, un impresentabile. 

Massimo Nava tre giorni fa

Massimo Nava, su queste pagine, ha giustamente sostenuto che stavolta Macron non potrà contare così abilmente sui voti della destra moderata, come accadde cinque anni fa, quando sul suo nome confluirono i voti degli orfani repubblicani del candidato neogaullista, travolto dagli scandali, Fillon. Tuttavia, sarà l’intensità della deriva verso destra dei Repubblicani, a determinare quanti moderati vorranno appoggiare comunque la candidata Pecresse o dare nuovamente fiducia a Macron.

Conti in casa repubblicana

Inoltre, e infine, bisognerà valutare quanto peserà il ruolo dei delusi delle primarie repubblicane, primo fra tutti, l’astro nascente e ora offuscato, Xavier Bertrand. I sondaggi contano poco per ora e gli elettori francesi sono particolarmente ondivaghi, ma nulla è perduto per Emmanuel Macron. Anzi, domani come allora, potrebbe vincere anche per merito degli avversari.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: