L’Unione dei sovranismi confusi e le tentazioni Usa-Russia di nuova Yalta

di Ennio Remondino, 15 gennaio 2022

Dallo stato di diritto all’energia: s’è rotto il blocco di Visegrad. Le diversità di vedute nel ‘V4’, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, superano di gran lunga gli interessi comuni. E Varsavia richiama l’ambasciatore a Praga.
Bruxelles tenuta lontana dai tavoli che contano. L’assenza dell’Ue nei negoziati sulla sicurezza è avvilente. L’ha voluta Putin, ma Biden l’ha accettata. Soprattutto a Ginevra, dove lunedì Mosca e Washington parleranno delle nuove linee rosse e di sicurezza di casa nostra.

Gruppo di Visegrad addio

Visegrad e sovranismi a perdere

Sullo Stato di diritto, Praga ha deciso di non intraprendere la stessa strada di Ungheria e Polonia. «Non può essere altrimenti” ha sentenziato il nuovo premier, data la svolta illiberale che hanno imposto Fidesz, il partito ungherese di Viktor Orbán, e Pis, il partito polacco di Mateusz Morawiecki». E per Praga la via maestra da seguire ora, è quella tracciata da Parigi e Berlino (e un po’ anche da Roma). La condivisione delle preoccupazioni di Bruxelles sull’ingerenza dei governi di Varsavia e Budapest sul loro sistema giudiziario, e le modalità poco trasparenti su come vengono spesi i soldi europei e, in generale, sulla corruzione dilagante.

‘Stato di diritto’ e partita ambientale

«Quando si parla dello Stato di diritto, gli slovacchi e ora i cechi sono altrove rispetto all’Ungheria e la Polonia», dichiara Bratislava, e il ‘gruppo di Visegrad’, affonda. Le preoccupazioni principali arrivano da Praga e Varsavia. L’abbandono del carbone, forza motrice di questi Stati, e la paura di perdere parte dei fondi della Politica agricola comune, da destinare al nuovo progetto verde europeo, segnala Lorenzo Santucci sull’HuffPost.

Russia amica o incubo incombente

«Se Polonia e Ungheria si trovano infatti nella stessa barricata per difendere l’operato interno dall’ingerenza europea, appaiono invece molto distanti sugli alleati da scegliere». Per quei Paesi ex comunisti il riferimento d’obbligo è la Russia. La Polonia radicalmente anti russa ha un rapporto ormai logoro mentre l’Ungheria tenta di allinearsi sempre più al pensiero del Cremlino e Viktor Orbán quasi a mimare l’amico Vladimir Putin sul fronte dell’autoritarismo nazionale. Mosca minaccia assoluta o, al contrario, i rifornimenti Gazprom che salvano Budapest da freddo e rincari insostenibili.

L’Unione europea e una nuova Yalta

Lunedì a Ginevra, Mosca e Washington parleranno delle nuove linee rosse e di sicurezza che la Nato dovrebbe rispettare per non minacciare la sicurezza russa. Ma ai tavoli che sono stati organizzati a Ginevra l’Ue non è stata invitata, nonostante le richieste di Mosca riguardino proprio la sua sicurezza. E’ assente, nonostante abbia chiesto più volte di partecipare. «L’assenza dell’Ue nei negoziati sulla sicurezza è avvilente. L’ha voluta Putin, ma Biden l’ha accettata», denuncia Franco Venturini sul Corriere della sera. «Nemmeno nel più bello dei suoi sogni Vladimir Putin avrebbe potuto immaginare un Occidente distratto e confuso come quello di oggi».

I troppi handicap europei

L’America lacerata all’interno e un Presidente segnato dalla fuga dall’Afghanistan. La Germania con un nuovo governo dai verificare sui fatti. La Francia immersa in una campagna elettorale per l’Eliseo rischiosa per Macron. L’Italia alla vigilia di scelte istituzionali difficili. La Gran Bretagna paga cara la Brexit. L’Europa di Bruxelles è divisa più che mai. «L’Occidente, insomma, attraversa una di quelle fasi di incertezza e di debolezza che inevitabilmente si ripercuotono sulle scelte strategiche, o sulle risposte alle scelte strategiche altrui». E Putin tutto questo lo sa bene.

Nuova Yalta 76 anni dopo

La richiesta a Joe Biden (l’unico Occidente che conta), del virtuale smantellamento della Nato in tutta l’Europa orientale, per ridisegnare – prima volta dopo il crollo dell’Urss – l’architettura della sicurezza europea, e sottoscrivendo di fatto una nuova versione delle intese di Yalta del febbraio ’45. «E le divisioni russe torneranno in caserma e l’Ucraina sarà risparmiata». Le ragioni di Mosca. Uno dopo l’altro dieci Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia o dell’Urss sono stati ammessi nella Nato. Una alleanza che per noi è difensiva, ma che per i russi è un organismo che schiera armamenti offensivi sempre più vicini ai confini della patria.

Putin Biden e le contrarie ‘linee rosse’

Il capo del Cremlino afferma che un ingresso dell’Ucraina (e della Georgia) nella Alleanza completerebbe l’accerchiamento della Russia e renderebbe impossibile la sua difesa in caso di attacco missilistico. Biden risponde che gli ucraini devono essere liberi di decidere, e minaccia Putin di sanzioni economiche e finanziarie mai viste finora. Può esistere un compromesso che eviti conseguenze irreparabili tra le due potenze nucleari più armate del mondo? Due le condizioni secondo il sempre ottimo Venturini. L’arroganza di Putin rispedita al mittente, ma assieme riconosciuto il diritto della Russia a difendere la sua sicurezza e che l’Ucraina non entri nella Nato fino a nuovo ordine.

Gli europei devono sperare che le armi russe tacciano, mentre gli Usa hanno già detto che non difenderanno militarmente l’Ucraina. Ma intanto l’assenza dell’Europa in un negoziato che discute della sicurezza europea non può che risultare avvilente. L’ha voluta Putin, ma Biden l’ha accettata.

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