L’Unione Cronisti della FNSI boccia il rinnovo del contratto

Columba GuidoRicevo e volentieri pubblico dal Presidente dell’Unione, Guido Columba (nandocan)  

****Unione Nazionale Cronisti Italiani Roma, 7/7/2014 — E’ negativo il giudizio dei consiglieri nazionali dell’Unci sui documenti firmati da Fnsi e Fieg per il rinnovo del contratto di lavoro. Le polemiche che ne sono nate, tuttavia, sono eccessive e alimentate in massima parte da posizioni di carattere correntizio-politico che non migliorano certo la difesa della categoria e soprattutto della sua parte più debole. I documenti, ritengono i consiglieri dell’Unione Cronisti, non comportano reali miglioramenti per i colleghi in attività nelle aziende, soprattutto i giovani che vedono svanire la ex fissa, e per autonomi e precari per i quali non si è riusciti a ottenere compensi dignitosi a fronte del rischio di una sanatoria per gli editori  che annulli diritti acquisiti dopo anni di sfruttamento. L’apprendistato professionalizzante  invade la sfera di competenza dell’Ordine e  penalizza chi, divenuto professionista, continuerà ad essere pagato come un praticante per altri 3 anni. E’ positivo, invece,  se sarà rispettato realmente, l’obbligo di tre assunzioni ogni dieci prepensionamenti. Per le retribuzioni si è fatto un salto indietro di 30 anni tornando alla vituperata “cifra fissa uguale per tutti”, oltretutto senza riflessi contrattuali. Nel 2009 l’Unci riconobbe a Siddi il merito di aver “resuscitato” un contratto ormai morto e sepolto, sia pure pagando prezzi molto cari alla protervia degli editori. Gli accordi dell’edizione 2014 sembrano aver concesso alla Fieg ancora di più di quattro anni fa. La “retribuzione di ingresso”, che congela gli stipendi per 3 anni ed esclude gli integrativi, e le agevolazioni e le riduzioni contributive per le assunzioni a tempo indeterminato, con l’intervento delle sovvenzioni pubbliche si spera che facciano ripartire le assunzioni. I risultati dell’analoga politica del governo di Enrico Letta – 100 mila assunzioni stimate, 22 mila effettive – stanno  a indicare che  i benefici attesi difficilmente si verificano. La vicenda della “ex fissa” penalizza gravemente i giovani ai quali sottrae una rilevante “retribuzione differita” e chi ha già il diritto a riceverla per via delle rateizzazioni. Siddi ha detto che sarebbe stata dichiarata fallita tra due mesi; Stigliano che era un meccanismo nato “già malato oltre che iniquo per definizione”, Besana che aveva “l’incredibile” tasso di rivalutazione del 5%. L’allegato G del contratto è stato firmato il 15 luglio 1985 tra Fieg e Fnsi, segretario e presidente erano Sergio Borsi e Miriam Mafai. Nel 1984 il tasso di inflazione calcolato dall’Istat (quello ufficiale è sempre stato più basso del reale) è stato del 9,3%, nel 1985 del 9,2%. Già nel 1985 i giornalisti furono pesantemente penalizzati perché l’indennità divenne  pagabile una sola volta nella vita, e a fine carriera. Positivo appare l’aumento degli impegni per sostenere gli ammortizzatori sociali, ma sempre con l’avvertenza che gli editori promettono e giurano e non mantengono. Siddi ha sostenuto che il contratto non ha annullato alcun diritto in generale e anzi ne ha aggiunti  altri che erano “totalmente assenti” nell’intento di “trasformare posizioni di finto lavoro autonomo in dipendente”. La retribuzione di 250 euro lordi al mese (anche se esclude l’esclusiva e non sono vietate maggiorazioni)  non consente certo di avere un reddito sufficiente anche a chi, pur aspirando legittimamente ad esserlo, non è un redattore a tempo pieno. Diritto alla firma e assicurazione infortuni sono passi avanti. Siddi ha detto che gli editori per 20 anni si sono rifiutati di negoziare qualsiasi cosa che riguardasse i lavoratori autonomi. La sensazione è che lo abbiano deciso quando si sono convinti di poterlo fare da posizioni di forza e mettendo le premesse per una sanatoria che cancelli i diritti acquisiti vanificando il ricorso dei singoli alla magistratura. Negativo è stato anche il metodo scelto per la trattativa. Discutere le proprie posizioni con una pluralità di persone espone al rischio di  farle conoscere anche alla controparte e la discussione spesso porta a perdite di tempo e intralci, ma è il prezzo inevitabile che si deve pagare alla partecipazione. Il vertice di un sindacato che  si rinchiude in se stesso si riduce al cda di una qualsiasi azienda. I consiglieri nazionali dell’Unci, infine, sostengono la necessità che i documenti firmati siano sottoposti al referendum della categoria e che la prevista durata triennale del contratto impone di riportare allo stesso arco temporale  le legislature della Fnsi, prolungate recentemente a 4 anni solo per sincronia con la durata dei contratti.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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