Lunga vita al Cinema America

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Che siano i cittadini più giovani ad opporsi alla mercificazione dei nostri centri storici è una bella notizia e vale la pena di diffonderla. Anno dopo anno, a Roma, scompaiono librerie, botteghe artigiane, cineforum, luoghi di incontro e di scambio culturale. Con un turn over di esercizi commerciali che mi pare senza precedenti. Al loro posto crescono come funghi negozi di abbigliamento casual di pessimo gusto, di cianfrusaglie e orripilanti souvenir, fast food e bottegucce di alimentari. In via delle Fornaci, a Roma, la strada in cui abito, a due passi da San Pietro, hanno aperto in pochi mesi, nonostante la presenza di un grande supermercato, quattro o cinque rivendite di frutta e verdura praticamente identiche e gestite da immigrati. In proprio o per conto di chi? Ci passo davanti spesso e non posso fare a meno di notare che i clienti sono molto pochi.(nandocan)

***di Federico Gennari Santori, 16 settembre 2014* – Uno sgombero pacifico, silenzioso, quasi sommesso. Che dopo poche ore ha suscitato una reazione tale da spingere tutti i principali giornali a parlarne, anche Famiglia Cristiana, persino il Guardian. È successo in altri casi analoghi, ma forse il Cinema America Occupato ha qualcosa di diverso. Certo, si trova nel cuore di Trastevere, antico quartiere oggi al centro della movida capitolina, che conserva ancora la vocazione popolare di un tempo. Basterebbe questo, ma c’è molto altro.

Abbiamo a che fare con un’esperienza ambiziosa, animata da giovanissimi delle scuole superiori, che in poco tempo ha saputo far parlare di sé, e più di altre occupazioni sorte in ambienti più navigati. Sarà per l’ubicazione o per i Vip (Virzì, Servillo, Verdone, Sorrentino, Germano, per citarne alcuni), che hanno sostenuto quel cinema, ma fatto sta. Dopo 15 anni di abbandono, l’America è tornato ad essere una sala aperta a tutti, divenuta un punto di riferimento per studenti, residenti, amanti del cinema.Qualcosa di nuovo insomma, che ha in qualche modo spezzato la vita di un quartiere da tempo immobile nel suo incessante fermento, tra turisti, alcol, tavolini, spacciatori e quello struscio monótono che tante penne si ostinano a chiamare “divertimento” lanciando invettive.

Dai film d’autore alle partite, dai dibattiti alle feste. L’America era un’alternativa, che anche dopo lo sgombero continua a vivere per le strade, organizzandosi come può. Con l’incoraggiamento o l’aiuto concreto dei residenti e dei molti che non vogliono rinunciare a quello spazio. Ecco un’altra particolarità: l’incontro con gli abitanti di quel territorio, di cui molti ignoravano l’esistenza. Cosa che non sempre funziona quando si parla di stabili occupati, o per isolamento urbano o per mancanza di volontà.

Se c’è un merito che va riconosciuto a questa esperienza e che quasi nessuno ha ricordato, è quello di essersi rapportata criticamente al Centro storico. Prendendolo per quello che è davvero, non come entità astratta ma come territorio. Il Centro di Roma non è solo un museo, vive. E ci sono problemi che l’amministrazione continua ad ignorare da decenni. Vivibilità dei residenti, speculazione immobiliare, decoro e sottrazione degli spazi pubblici da parte di esercizi privati minacciano l’integrità di quell’ambiente che è un patrimonio di tutti i romani. Erano questi i temi dibattuti dall’Assemblea Giovani al Centro, che in seguito hanno trovato concretezza nel Cinema America Occupato. Hanno fatto di quel vecchio spazio abbandonato un luogo di cultura e di partecipazione, che fortunatamente non sono rimaste soltanto belle parole….

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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