L’Ucraina nella Nato la vera partita Washington Mosca. Giochi pericolosi tra minacce e inganni

Antonio Cipriani su Remocontro, 16 gennaio 2022

Le ‘forzature’ (come si chiamano in diplomazia le bugie) del segretario di Stato Usa,

Lavrov e Blinken tra accuse e minacce

Sull’Ucraina, ormai il caos diplomatico regna sovrano. Per questo Joe Biden e Vladimir Putin si vedranno presto. Questa volta, quindi, è toccato a Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri della Russia, alzare il tiro. Se non sta attenta a come gioca le sue carte, l’Europa potrebbe tornare a rivivere l’incubo della guerra. Non quella “fredda”, ma un conflitto “caldo”, anzi tutto fuoco e fiamme, combattuto sul campo. Parliamoci chiaro, più che un avvertimento, quello lanciato dal braccio destro di Putin, è suonato come un ultimatum. Anche se, alla fine, si capisce che stiamo descrivendo una partita di poker, in cui ognuno alza la voce (bluffando), ma poi si accontenta di un “passa parola”, che non fa male a nessuno.

Troppa Nato fa male all’Europa

Comunque, il copione dice: basta con la strategia di allargare la Nato, costi quel che costi, per strangolare la Santa Madre Russia. Un’operazione di sporca politica egemonica, secondo il Cremlino, mascherata con la solita tiritera della “esportazione della democrazia”. Con questo giochino, pensano a Mosca, si vuole stendere una specie di cordone sanitario che isoli Putin e metta “sotto vuoto” il ruolo internazionale dell’ex Unione Sovietica.

Sicurezza in Europa

Lavrov ha parlato in Svezia, a una conferenza sulla sicurezza in Europa, promossa dall’OCSE. Nella quale ha incontrato Antony Blinken, Segretario di Stato americano (ma di origini ucraine, fino al midollo). Quest’ultimo ha ribadito che gli interessi di Kiev non si toccano e che i confini vanno rispettati. Insomma, da quelle parti tira una brutta aria. Anche perché il Ministro degli Esteri Usa, non sappiamo quanto convintamente, ha replicato alla messa in guardia di Lavrov, minacciando “gravi conseguenze, se la Russia dovesse cercare un conflitto con l’Ucraina”. Blinken non ha però specificato la natura di queste “gravi conseguenze”. Gli esperti, comunque, sono convinti che si tratti di un bluff grossolano.

Dopo l’Afghanistan nessun Donbass

Nessuno si immagina Biden, che scappa a gambe levate dall’Afghanistan e dall’Irak, rischiare una guerra nucleare per salvare un terzo dell’Ucraina. E parlando di “controbluff”, in pochi credono che i 90 mila soldati russi, ammassati al confine est dell’ex Repubblica sovietica, possano decidersi a invaderla. Si tratterebbe, invece, di un mezzo di pressione psicologica (e diplomatica), usato da Putin per “convincere” americani e alleati europei, che accogliere l’Ucraina nella Nato sarebbe un affare in perdita. Comunque, il lato positivo dell’incontro Lavrov-Blinken è che i due hanno deciso di rivedersi molto presto. Il che, a lume di logica, dovrebbe escludere qualsiasi sgradita sorpresa nei prossimi giorni. Anche se rimangono molti dubbi sulla capacità di Mosca e Washington di allentare la tensione.

Sofisticati armamenti Usa in Polonia e Romania

Soprattutto quando si vanno a vedere le mosse militari tattiche sul campo, le incertezze aumentano. Lavrov, per esempio, ha accusato la Nato di aver installato sistemi d’arma molto complessi, in Polonia e in Romania. Il Ministro degli Esteri russo, in particolare, ha fatto riferimento a una disposizione “offensiva” dello schieramento. Citando anche il dispiegamento di missili “terra-aria” di ultima generazione. Lavrov ha anche sottolineato che Mosca è a conoscenza del fatto che Stati Uniti e alleati avrebbero deciso di installare, in alcuni Paesi dell’Europa Orientale, missili “terra-terra” a medio raggio.

Spie a segnalare pericolo

La tensione, a ogni modo, resta alta e tre presunte “spie” ucraine sono state arrestate dall’FSB russo. A essere interessata dalla crisi è tutta la regione orientale del Donbass, dove ormai i separatisti controllano larghe aree del territorio. I centri maggiormente interessati sono Donetsk, Petrivske, Debaltseve e Luhansk.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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