Lo stop ad AstraZeneca senza certezza scientifica inciampo politico a spinta tedesca

da Remocontro, 17 marzo 2021

Dopo lo stop piovono critiche sul governo tedesco che ieri ha guidato la ‘rivolta’ dei grandi d’Europa contro AstraZeneca, con Italia e Francia che hanno seguito per solidarietà europeista ma che ora si pentono. Adesso si aspetta la valutazione formale dell’agenzia del farmaco europea, l’Ema, ma la decisione politica di sospendere il vaccino per alcuni casi di mortalità non scientificamente collegati alla somministrazione è stata una scelta politica emotiva potenzialmente molto dannosa per le paure create.

Preoccupazioni e rabbia in casa tedesca

«La sospensione del vaccino AstraZeneca è sbagliata. Se fossi stato il ministro della Sanità mi sarei assunto il rischio delle complicazioni senza fermare la vaccinazione. La trombosi? Colpirebbe una persona su 250.000», accusa il deputato socialdemocratico Karl Lauterbach del Bundestag, e sembra un normale/banale attacco politico. Peccato che lui sia di mestiere un epidemiologo. E le cifre ufficiali tedesche (ma anche europee) danno ragione a lui e non al ministro della sanità Jens Spahn, o impaurito o mal consigliato, come scrive Sebastiano Canetta sul Manifesto.

I numeri dei possibili ‘effetti collaterali’

Ripetuto da più parti che il rapporto causa effetto tra somministrazione del vaccino e alcuni casi di morte resta ancora da verificare (domani la sentenza definitiva Ema), i numeri reali che hanno scatenato il caso. AstraZeneca in Germania: fino al 26 febbraio prima dose per 363.645 cittadini con 69 ‘casi avversi’, lo 0,02 del totale. Sulla carta e senza accertamenti specifici, il farmaco incriminato non sembra più insicuro dei concorrenti. Su 5.378.703 vaccinati con le fiale prodotte da BioNTech-Pfizer si sono osservati 1.705 «eventi avversi gravi» (0,03%) mentre su 168.189 con il siero di Moderna,107 (0,06%).

Tempesta politica tedesca e ripensamenti

«Numeri perfetti per alimentare la polemica sullo stop ad AstraZeneca», sottolinea Canetta. E il giorno dopo tutti e cercare di capire chi ha preso veramente la decisione che ha investito Bruxelles e altri Paesi europei oltre alla Germania. Formalmente, il veto al vaccino è stato posto dal ministro Spahn, ma Die Welt si domanda se non sono stati coinvolti anche la cancelleria e il governo, da domenica già alle prese con risultati elettorali regionali molto negativi. «Cosa implica la sospensione al vaccino e che impatto avrà sulla campagna di immunizzazione?», la paura di tutti.

Merkel isolata, Spahn sotto accusa. E i paesi che non hanno sospeso il vaccino criticano la scelta di Germania, Francia e Italia.

Asse Draghi-Macron: marcia indietro su AstraZeneca

Telefonata di Mario Draghi col presidente francese Emmanuel Macron, su come rimediare all’inciampo AstraZeneca, scrive Angela Mauro sull’HuffPost. «Il capo del governo italiano e il presidente francese preparano la via d’uscita dal tunnel in cui sono finiti per ‘amore di allineamento’ con i paesi più grandi dell’Unione». E Draghi e Macron annunciano con due giorni di anticipo che giovedì, se l’Ema darà l’ok, in Italia e Francia riprenderanno le vaccinazioni con le fiale anglo-svedesi.

Da giovedì bisognerà spiegare all’opinione pubblica che Astrazeneca può essere usato, dopo giorni di messaggi di sfiducia dai governi nazionali più importanti dell’Ue.

Gli Stati ‘non allineati’ d’Europa

«La fiducia nei vaccini è una questione delicata, che diventa ancora più difficile da sostenere a fronte di decisioni senza coordinamento politico e non basate sui dati», l’accusa del ministro belga Frank Vandenbroucke. Più severa tra tutti la Polonia, destra sovranista e complottista che denuncia una “campagna di disinformazione” maliziosa. Dal governo di Varsavia: «è possibile che siamo di fronte a una campagna di disinformazione programmata e a una brutale lotta tra società farmaceutiche, forse sostenuta dai Paesi nei quali queste compagnie hanno sede». Insinuazioni pesanti. 

Pfizer e Moderna le ‘eccezioni’

Negli Usa, vaccinazioni con Pfizer e Moderna e 36 casi di tromboembolismo segnalati su un totale di 31milioni di vaccinati a inizio febbraio (dati del New York Times). «La Commissione Europea tenta di risollevare il morale annunciando un accordo con BioNTech-Pfizer per la consegna accelerata di 10 milioni di dosi di vaccino anti Covid-19 per il secondo trimestre». Ma in tutte le capitali dell’Unione pesa la preoccupazione per i contraccolpi sulla campagna vaccinale. «Abbiamo sempre detto che la fiducia dei cittadini è importante», lamentava ieri la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides.

L’altro ieri politica distratta e confusa rispetto ad una analisi di dati scientifici oggettivamente confusi

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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