Lo Sputnik russo verso l’Europa delle severità, vaccino da produrre in Germania

da Remocontro, 6 marzo 2021

L’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, avvia la revisione di Sputnik V. Un primo passo verso l’eventuale approvazione a livello europeo. Ma gli scienziati lamentano la scarsa trasparenza dei dati forniti dai ricercatori russi. La possibilità di autoprodurlo in casa Ue, nello stabilimento bavarese R-Pharm di Illertissen.

Regole scientifiche severe ma la politica ha fretta

L’Agenzia Europea del Farmaco, l’Ema, ha annunciato di aver avviato la «revisione continua» dei dati sul vaccino russo Sputnik V. Il primo passo verso l’eventuale approvazione europea del vaccino. A chiedere la procedura è stata l’azienda tedesca R-Pharm Germany, filiale tedesca del gruppo russo omonimo. La casa madre è controllata dal fondo sovrano russo Rdif che ha finanziato lo sviluppo del vaccino all’Istituto Gamaleya di Mosca. Asse Berlino-Mosca come per il gas di Nord Stream 2, prima che l’Europa dei pochi vaccini si sparpagli sui mercati mondiali in un selvaggio ‘ognuno per se’, come in parte sta già accadendo. Nel piccolo dell’Italia, San Marino ‘Covid free’ grazie a Sputnik V.

Richiesta al commercio che ancora non c’è

Ma come specifica l’Agenzia, la richiesta di autorizzazione al commercio di Sputnik V ancora non c’è, e qui le burocrazie si scontrano e rischio di vite. «Per il vaccino Pfizer, tra l’inizio della revisione e l’autorizzazione sono passati solo due mesi e mezzo. Per quello prodotto dalla AstraZeneca ce ne sono voluti quattro», precisa Andrea Capocci sul manifesto. Ma, a differenza dei vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca, nel caso del vaccino russo non è stato pubblicato il protocollo di somministrazione. Accuse di opacità nel percorso di studio e ricerca in Russia, e mancata di trasparenza scientifica. «Ma di fronte all’Ema tanta opacità non sarà più permessa – sostiene Enrico Bucci, cacciatore di frodi scientifiche e autore di ‘Cattivi scienziati’. La valutazione sarà ben più incisiva e approfondita di quella necessaria per pubblicare su una rivista scientifica (fosse anche The Lancet)».

«Buone Pratiche di Fabbricazione»

Oltre ai dati, l’altro nodo importante riguarda gli standard di produzione. Per commercializzare un vaccino in Europa, le aziende produttrici devono rispettare standard di qualità detti «Buone Pratiche di Fabbricazione». «Per verificarne l’osservanza, l’Ema esegue delle ispezioni severe che potrebbero allungare ulteriormente i tempi di approvazione», avverte sempre Andrea Capocci.

La richiesta russa via Germania

«Il fatto che a chiedere l’autorizzazione sia stata la divisione tedesca della casa farmaceutica russa R-Pharm suggerisce che la produzione del vaccino potrebbe avvenire direttamente in Europa, snellendo le pratiche di autorizzazione». E lo stabilimento bavarese R-Pharm di Illertissen, è già stato designato a produrre il vaccino AstraZeneca, simile per concezione al vaccino russo.

La politica spinge sulla scienza

L’avvio della procedura europea sul vaccino russo era stata chiesta da diversi paesi europei. Alcuni, come Ungheria, Repubblica Ceca e Austria, hanno già deciso di trattare forniture di Sputnik V senza aspettare l’ok dell’Ema. In Italia, è stata la Lega a proporre di sganciarci dall’Ue, abbandonando l’alleanza europea nella lotta al coronavirus. “L’Italia potrebbe benissimo trovare la strada per rifornirsi direttamente”.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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